False certificazioni CPR. I commenti politici e presidi di protesta
Una vera e propria querelle politica è tornata a divampare dopo la serie di perquisizioni disposte dalla Procura di Ravenna nell’ambito dell’operazione contro le false certificazioni mediche per bloccare il trasferimento degli stranieri irregolari nei CPR (vedi notizia).
Secondo il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, le perquisizioni “confermano quanto sia necessario fare piena luce su una vicenda che presenta contorni sempre più inquietanti” perché si potrebbe trattare “di una rete capace, a livello nazionale, di incidere concretamente sull'applicazione delle decisioni dello Stato”. “Se l'ipotesi degli investigatori dovesse trovare conferma, saremmo davanti a qualcosa di ben più grave di una condotta individuale: un sistema organizzato per ostacolare i rimpatri attraverso certificazioni mediche” aggiunge la deputata di Fratelli d'Italia, Alice Buonguerrieri. Sulla stessa linea anche il coordinatore regionale del partito, il senatore Michele Barcaiuolo. "Il duro lavoro portato avanti dal governo Meloni è continuamente ostacolato da chi approccia in maniera ideologica un'emergenza che, come tale, necessita invece di azioni pragmatiche e risolutive” commenta la senatrice “meloniana” riminese Domenica Spinelli parlando di “un fatto gravissimo, su cui auspichiamo venga fatta al più presto chiarezza”. Si sofferma sul coinvolgimento anche di Rimini (tra le città dove si sono svolte le perquisizioni) Beatriz Colombo, deputata FdI: "se venisse accertato che certificazioni false sono state utilizzate per aggirare le procedure previste dalla legge e ostacolare il rimpatrio di cittadini stranieri irregolari, saremmo davanti a fatti di estrema gravità, per quanto tempo è andato avanti questo sistema? Un conto è il confronto politico sulle norme in materia di immigrazione, altro conto sarebbe aggirare quelle norme attraverso condotte illecite". Secondo la senatrice, sempre di Fratelli d'Italia, Marta Farolfi "se la vicenda sarà confermata, non si tratta di semplici azioni dimostrative, ma di veri e propri sabotaggi nei confronti dello Stato, che mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini e la difesa dei confini".
Nel centrosinistra non si sbilancia invece il sindaco di Bologna Matteo Lepore che, dopo aver premesso la fiducia nella magistratura e nel personale medico-infermieristico della regione, aggiunge che "se la destra ha delle informazioni, è giusto che si rivolga alla Procura". "Quello che sta accadendo ai professionisti sanitari è la certificazione di un sistema che non funziona: un sistema che schiaccia i diritti delle persone migranti e, allo stesso tempo, mette sanitari, assistenti sociali e operatori dei servizi nelle condizioni di non poter svolgere il proprio lavoro in modo dignitoso e autonomo". A dirlo il consigliere regionale emiliano-romagnolo della lista Civici con de Pascale, Giovanni Gordini, e il consigliere comunale bolognese della lista Lepore, Siid Negash.
Intanto davanti alla Questura di Bologna è scattato un presidio per manifestare solidarietà ai medici perquisiti nelle loro abitazioni e poi condotti in Questura: “siamo qui per dire che il nostro ruolo di cura e il ruolo dei sanitari non può essere piegato alle richieste di uno Stato che intende recludere le persone all'interno di questi luoghi che ammalano e che producono morte" spiega Marica Greco del Laboratorio di salute popolare.
Un altro presidio è già stato convocato per sabato 19 in piazza del Nettuno a Bologna da Laboratorio di Salute Popolare insieme a Mediterranea, Sanitari per Gaza, Cgil e altre sigle.










