Autista aggredito. I sindacati di Start Romagna scioperano per chiedere tutela
Ci sarà uno sciopero unitario per 24 ore, venerdì prossimo in Start Romagna, dopo l'aggressione di un autista avvenuta ieri a Rimini (vedi notizia). "Aggressioni, autobus non sicuri e nessuna risposta", dicono Filt Cgil, Fit Cisl, Faisa Cisal, Usb Lavoro Privato e Ugl Autoferro, aggiungendo che "non aspetteremo la prossima aggressione o una tragedia prima di intervenire. La sicurezza di lavoratori e passeggeri non può più essere rimandata".
A proclamare la protesta sono le segreterie regionali dell'Emilia-Romagna, insieme a quelle provinciali di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, dopo "l'ennesimo grave episodio di violenza ai danni di un lavoratore". Ieri, infatti, a Rimini, sulla linea 9, un autista di Start Romagna "è stato aggredito e ha riportato una prognosi di 20 giorni", ricordano le sigle, parlando di un episodio non isolato. "Negli ultimi periodi si sono infatti susseguiti incidenti e aggressioni a bordo degli autobus, sia nei servizi urbani sia in quelli extraurbani, mentre continuano ad arrivare dai lavoratori segnalazioni sulle condizioni di sicurezza dei mezzi e del servizio", evidenziano chiedendo "interventi immediati". La situazione, incalzano, "è stata ripetutamente segnalata all'azienda, anche attraverso gli Rls, senza che siano state messe in campo risposte ritenute adeguate alla gravità delle criticità".
A essere esposti al rischio sono sia gli autisti che i verificatori che i passeggeri e gli stessi utenti della strada, rimarcano i sindacati. Ed è "particolarmente grave la questione degli autobus che risultano ancora sprovvisti di paratie di protezione del posto guida. Una condizione che, alla luce delle recenti aggressioni, rende ancora più urgente intervenire per tutelare chi ogni giorno lavora a bordo dei mezzi pubblici".
Le sigle sindacali chiedono di garantire che la mobilità "sia sicura per chi guida, per chi viaggia e per chi si trova sulla strada". E lo sciopero è "una presa di posizione netta: la sicurezza viene prima di tutto e non può essere sacrificata per esigenze organizzative o per garantire una mobilità che, nelle condizioni attuali, i lavoratori ritengono non sufficientemente sicura". La richiesta "è semplice e non più rinviabile: mettere in sicurezza il personale, i mezzi e il servizio prima che un'altra aggressione o un altro incidente producano conseguenze ancora più gravi".










