sabato 21 settembre 2019
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di Lamberto Abbati   
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mer 17 lug 2019 17:36 ~ ultimo agg. 18 lug 08:07
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Giusto il tempo di terminare il processo per direttissima che lo vedeva imputato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio ed è stato nuovamente arrestato, questa volta per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Il protagonista è un 22enne nato in Gambia, arrestato lunedì sera dagli agenti delle volanti in via dei Cavalieri mentre cercava di vendere qualche grammo di marijuana a due acquirenti del posto. Dopo il fermo era scattata anche la perquisizione personale e il successivo sequestro di due smartphone di cui non sapeva fornire la provenienza, di un coltello a serramanico (motivo per cui è stato denunciato in stato di libertà per porto di oggetti atti ad offendere) e di 80 euro in contanti. Ieri mattina il gambiano era comparso in tribunale dove, assistito dall’avvocato Alessandro Totti, aveva patteggiato 10 mesi di reclusione ma con pena sospesa (vedi notizia).

Al termine del processo lo spacciatore è stato accompagnato, come da prassi, in questura per essere fotosegnalato. Ma qui ha dato in escandescenza, pretendendo prima di tornare in libertà di riavere quello che gli era stato sequestrato: “Rivoglio i miei soldi, il mio coltello, la mia droga e miei telefoni”, ha detto al personale della questura con tono minaccioso. Poi ha iniziato a farsi sempre più aggressivo, tanto da costringere gli agenti a circondarlo. Data la sua stazza, quasi un metro e novanta tutto muscoli, non è stato affatto semplice per gli agenti riportarlo alla calma e rinchiuderlo nelle camere di sicurezza, dove il 22enne gambiano ha iniziato a tirare calci e pugni spaccando una protezione in plexiglass.

Arrestato questa volta per resistenza e danneggiamento, questa mattina è comparso nuovamente in tribunale. Assistito dall’avvocato Igor Bassi, il 22enne, che qualche mese fa aveva fatto richiesta di protezione internazionale poi negata dalla questura di Forlì, ha dichiarato al proprio legale di voler essere espulso dall’Italia per far ritorno in Gambia, ma per la Legge italiana non può. L’espulsione, infatti, necessita dei documenti di riconoscimento che il pusher gambiano non ha più con sé. Documenti che invece non erano stati necessari quando al suo arrivo in Italia aveva compilato la domanda di asilo. Così il gambiano resterà in carcere fino alla prima udienza del processo fissata per il 23 settembre. E probabilmente, anche dopo, se nel frattempo non avrà avuto dei nuovi documenti. Che l’avvocato Bassi ha subito richiesto all’ambasciata del Gambia. Senza quelli, infatti, lasciare l’Italia sarà impossibile.

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