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L'EDITORIALE DELLA DOMENICA

Violenze di genere: pensiamo agli anziani o fingiamo di non vedere?

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di
Carlo Alberto Pari
   
Tempo di lettura 5 min
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L'EDITORIALE DELLA DOMENICA


di Carlo Alberto Pari


Le violenze sugli anziani si moltiplicano, del resto, è facile colpire gli indifesi. Esistono diversi tipi di violenza, quella fisica, la peggiore, indescrivibilmente disumana ; quella psicologica, quando la vecchiaia è recepita a livello sociale come una medioevale pestilenza; quella economica, anche se il termine violenza è inappropriato, ma metaforico, quando si continua a fare cassa su di loro riducendone le capacità economiche.


La violenza fisica. Ecco uno degli ultimi titoli sulla stampa nazionale, ormai usuali, se non quotidiani : " Anziani costretti a letto, un'ospite morsa da un topo". Spetterà agli organi deputati verificare la verità, ma queste situazioni sono estremamente frequenti. La violenza sugli anziani, è bene prendere atto velocemente, è una VIOLENZA DI GENERE SPECIFICA, con particolari ed estreme caratteristiche aggravanti. Infatti, oltre a non avere per natura la fisicità necessaria per difendersi, molto spesso, non hanno le possibilità o le facoltà mentali necessarie per operare in autonomia una denuncia su ciò che subiscono. Un'aggravante gravissima. In queste situazioni, motivate non di rado da gravi patologie fisiche o mentali, si perde la dignità e troppo spesso, chi dovrebbe accudirli con amore, ne approfitta per scaricare su di loro istinti triviali. Urgentissimo implementare i controlli. Lo Stato non ha risorse, ma non sarebbe complesso, ad esempio, iniziare autorizzando associazioni di volontariato ad eseguire controlli sulle strutture deputate alla loro cura. Questo, potrebbe almeno aiutare a contenere il fenomeno. Il nulla è molto peggio.


La violenza economica. Il termine violenza in questo caso non è corretto, ma solo metaforico. Da anni, una parte significativa delle pensioni non viene adeguatamente rivalutata, nella totale legalità normativa. Il parziale blocco della prevista rivalutazione (perequazione), salvo errori o modifiche, è stato accentuato nell'ultima finanziaria di questi giorni. Il risparmio calcolato negli anni a scapito di una parte di pensionati, sembra ammontare a svariati miliardi. Gli anziani di oggi sono costretti ad aiutare i figli, purtroppo, sempre meno indipendenti, perché decenni di normative sul lavoro : dal precariato al Jobs act, dalla compressione dell'art 18, all'eliminazione degli automatismi che prevedevano il recupero dell'inflazione, hanno compresso sicurezze e redditi. Gli anziani, sono pertanto anche un ammortizzatore sociale, con i risparmi di una vita di lavoro. A volte, lasciano ai figli persino la casa, perché difficilmente riuscirebbero ad acquistarla. Inoltre, fino a quando l'età e le patologie non lo impediscono, svolgono un importante ruolo nella gestione dei nipoti, evitando il ricorso a strutture, che risulterebbero costose, se rapportate a stipendi assai scarsi. In cambio di tutto questo, che ha anche un valore sociale, hanno mediamente pensioni che non permettono sempre una vita dignitosa, quelli un poco più fortunati che sono tali perché hanno versato diversi decenni di elevati contributi, subiscono continui tagli alla perequazione, così, tra pochi anni, anche loro avranno presumibilmente problemi economici. Fare cassa sugli anziani, che non hanno contratti di lavoro per recuperare i danni dell'inflazione e non possono scioperare, è veramente triste, per usare un tenero eufemismo. Non si riesce a mettere un limite di 240.000 euro annui agli stipendi pubblici in un Paese significativamente indebitato, ma si riesce a tagliare il previsto recupero dell'inflazione sulle pensioni?


Aggiungo un’ulteriore osservazione, che esula dalla precedente, ma è utile evidenziarla. Gli anziani hanno solitamente qualche risparmio depositato nei conti correnti, frutto del lavoro di una vita, generalmente non sono in grado di invertirli, o preferiscono evitare. Ebbene, le remunerazioni sui conti correnti, da anni, in tantissimi casi hanno interessi vicini allo zero, nonostante l'inflazione e nonostante le remunerazioni sui depositi da parte della Banca Centrale Europea, attualmente al 2,50%. Tutto assolutamente legale, ma forse, si potrebbe almeno imporre una riparametrazione ai tassi della BCE, altrimenti, i soldi depositati sui conti continueranno a perdere di valore a causa dell'inflazione, tutto questo, nonostante l'art 47 della Costituzione, che cita testualmente : " La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme".


La violenza psicologica. Nella società attuale, gli anziani sono uno degli anelli più deboli dell'intera organizzazione sociale, insieme ai bambini ed ai fragili. Un tempo erano estremamente rispettati, la loro voce dispensava consigli e saggezza. Oggi il termine "vecchio", sia quando è usato come sostantivo o come aggettivo, si associa d sovente ad un'offesa, come se fosse una colpa, non un naturale percorso della vita. In sostanza, la vecchiaia è divenuta qualcosa da nascondere.


Oggi, un quarto della popolazione italiana è over 65 anni in esponenziale crescita. Nell'interesse generale del Paese, serve cambiare radicalmente questa pseudo cultura della gioventù perenne, unica fonte d'interesse per la vita. Valorizziamo l'età anziana, proponiamo percorsi di sviluppo, si avete letto bene, di sviluppo, inseriamoli in contesti socialmente utili, non solo di volontariato, investiamo nella loro pratica sportiva, rapportata ovviamente ad età e patologie, porterebbe benefici enormi anche alla sanità pubblica e di conseguenza alle disastrate casse dello Stato. Eppure, investire sul futuro degli anziani appare un ossimoro e comunque, non certo alla "moda". Provocatoriamente, ma non troppo, visto che rappresentano un quarto del Paese in esponenziale crescita, servirebbe forse un partito che li rappresentasse in modo specifico e quindi, assai efficace.

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