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Università. Rimini toglie fuorisede a Bologna. E ai prof offre la carriera

di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Gio 27 Gen 2011 15:35 ~ ultimo agg. 14 Mag 04:36
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In generale, se, proprio in questi giorni, il rapporto del comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario parla di fuga dall’università, i corsi riminesi non registrano cali. “Ci sono delle fluttuazioni fisiologiche, ma il polo nella sua interezza è in crescita e le facoltà tendenzialmente tengono”, spiega il professor Antonello Scorcu, docente di Economia e curatore della ricerca.

Affitto, pasti e anche divertimento. Ogni anno l’afflusso di denaro portato a Rimini dagli studenti universitari è di 15milioni di euro. Nel 2004 era circa la metà. Cifra cui contribuiscono in buona parte gli studenti fuorisede, che all’anno spendono oltre 8mila euro. Riminesi e pendolari solo 2mila euro. E i fuorisede crescono: oggi sono il 23% del totale. Spiega ancora Scorcu: “Studiare a Rimini continua ad essere più conveniente che studiare a Bologna. Certo non è come dieci anni fa, quando il differenziale era più ampio. Ma il successo di Rimini e di altre sedi decentrate ha tolto un po’ di studenti fuorisede a Bologna”.

Non pochi fuorisede, poi, dopo la laurea, a Rimini vogliono restare a lavorare, segno che il territorio è attrattivo. Contemporaneamente crescono anche i riminesi. E dopo gli studenti, anche per i professori, nella logica del multicampus, si prospettano passaggi da Bologna a Rimini. Per i criteri della legge sui requisiti minimi, rimasta con la Riforma Gelmini, l’università riminese dovrebbe avere 194 docenti. Ne ha invece 153, considerando gli ultimi ricercatori passati di ruolo con recenti concorsi. “Per rispettare matematicamente le regole mancano 40 docenti” spiega Giorgio Cantelli Forti, Presidente del Polo di Rimini. Che non si dice preoccupato: “La Riforma va applicata. C’è da rivedere tutto l’impianto da un punto di vista organizzativo. Io so già con certezza che, per esempio, da alcune facoltà alcui docenti mi hanno chiesto di potersi trasferire a Rimini. Il problema, duqnue, non è matematico. La questione in ballo è mantenere l’attrazione che oggi già c’è dell’Università di Rimini, grazie alla logistica e le strutture create col contributo di Unirimini. E poi soprattutto la riforma universitaria permetterà di portare attrazione con l’avanzamento di carriera per chi vorrà venire in questo territorio che, essendo dal punto di vista universitario vergine, permette tantissime possibilità di carriera”.

Con la Riforma, aveva ricordato ancora nel suo intervento alla conferenza di presentazione dei dati della ricerca il presidente di polo, è previsto un riassetto: entro luglio per legge vanno rifatti gli statuti. Si apre dunque una fase di confronto con il resto della Romagna. Per i multicampus la nuova legge prevede la possibilità di sperimentare propri modelli organizzativi.

(NewsRimini.it)

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