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per quasi un anno

Abusi sessuali ripetuti sulla figlia 13enne della convivente. Arrestato 44enne

In foto: pexels
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di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Dom 31 Mag 2026 13:35 ~ ultimo agg. 14:53
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Invece di proteggerla, come avrebbe richiesto il suo ruolo, ne abusava sessualmente e lo faceva in modo ripetuto. Una vicenda drammatica quella che ha portato all'arresto di un 44enne. L'uomo, brasiliano, costringeva la figlia 13enne della sua convivente, a subire atti sessuali. In più occasioni, mentre la ragazzina dormiva, la bloccava stringendole i polsi e poi la violentava. Per terrorizzarla ed evitare che raccontasse quello che accadeva tra le mura di casa la minacciava di ritorsioni alla madre e alla sorella più piccola. Episodi ripetuti che la minore ha subito dal luglio del 2025 a pochi giorni fa. Ieri, 30 maggio, l'uomo è finito in manette, con l'aggravante di avere compiuto atti abietti nei confronti di una persona con meno di 14 anni e facente parte del suo stesso nucleo familiare. La misura cautelare in carcere è stata eseguita dai carabinieri di Riccione, dopo le indagini coordinate dal pm Ercolani Davide, su richiesta del gip Raffaella Ceccarelli.

Tutto parte il 5 maggio di quest'anno, quando una pattuglia dei carabinieri viene inviata in una abitazione, per una lite in corso. Quando arrivano sul posto la madre della ragazzina, anche lei latino americana, racconta ai militari di avere appena scoperto che il convivente abusava sessualmente della figlia da quasi un anno. Dall'audizione protetta della 13enne in presenza di una psicologa, supportata da riscontri investigativi, è emerso un quadro gravissimo, caratterizzato da violenze continue e costrizione psicologica. 

Gli abusi avevano avuto inizio nel mese di luglio del 2025. La ragazzina, ancora 12enne, dormiva su un materasso gonfiabile in salotto e l'uomo l'aveva raggiunta e aveva avuto con lei un rapporto sessuale completo. La minore ha raccontato che si era risvegliata a causa del grande dolore. Inizialmente aveva cercato di convincersi che si trattasse di un incubo e aveva confidato l'episodio ad un'amica, dicendole che sperava si trattasse di un brutto sogno. Ma purtroppo era stato solo l'inizio dell'incubo. Da ottobre le violenze erano diventate sistematiche. L'uomo andava nella sua stanza, oppure la attirava nella zona lavanderia, chiudendo la stanza a chiave. Lei cercava in tutti i modi di resistergli, allontanarlo, provando a colpirlo per tentare, invano, di respingerlo. Per atterrirla ancora di più lui le diceva che avrebbe ammazzato la madre, e avrebbe chiamato le assistenti sociali per portare via la sorellina piccola, figlia dell'indagato e della donna. E' arrivato anche a mettere dei pezzi di vetro nel ghiaccio che dava alla 13enne, una sorta di avvertimento perché stesse zitta. Oppure, a pretendere favori sessuali perché dopo aver indotto la madre a punirla, impedendole di uscire, si ergeva a suo "salvatore". 

In un atto estremo di autodifesa la giovanissima ha iniziato a registrare con il cellulare gli ingressi notturni dell'indagato nella sua stanza, e ci sono audio espliciti, acquisiti dagli inquirenti, che documentano gli stupri. La ragazzina si era aperta con il fidanzatino, un coetaneo, che, ascoltato in audizione protetta, ha confermato di avere raccolto le sue confidenze e di averle procurato, grazie all'aiuto della mamma, la pillola del giorno dopo, perché temeva di essere rimasta incinta del 44enne. La stessa madre del ragazzino ha raccontato gli acquisti ma anche di aver letto sul cellulare del figlio un messaggio che aveva inviato alla fidanzatina: "ti prego non ti fare toccare da lui, lo devi denunciare".

Una quadro doloroso scaturito in una situazione di grande fragilità: la ragazzina è rimasta orfana del padre e il rapporto con la madre, che ha problemi di alcolismo, è molto complesso. Erano stati attivati, proprio a causa degli atteggiamenti della donna, anche gli assistenti sociali ed era partito un procedimento penale per maltrattamenti a suo carico, poi archiviato. Fardelli pesanti che non hanno permesso alla 13enne di aprirsi e raccontare quello a cui era costretta. L'unica volta che aveva provato a farlo, con una persona vicino alla famiglia, non era stata creduta. Solo la chiamata ai carabinieri per la lite ha permesso di far emergere in tutta la drammaticità della vicenda. Il 44enne è difeso dall'avvocato Gilberto Martinini.

 

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