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'la costa è un bene comune'

Spiaggia. Rimini EcoSocialista chiede il 20% come infrastruttura climatica

In foto: @newsrimini
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di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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Rimini EcoSocialista interviene nel dibattito su piano spiaggia e gare per le concessioni demaniali. Con la proposta di destinare il 20% dell'arenile a una vera e propria infrastruttura climatica. Non per contrastare l'economia turistica ma, anzi, per preservare la spiaggia come bene e presidio per la città.

"Le alluvioni che hanno colpito Faenza, Lugo, Cesena e tanti altri territori della Romagna negli ultimi anni ci hanno mostrato quanto stia cambiando il rapporto tra territorio, acqua ed eventi meteorologici estremi. Per Rimini e Cattolica, città costiere già alle prese con l'erosione, questo significa ripensare anche il rapporto con il mare e con il nostro arenile.
Per decenni siamo stati abituati a guardare la spiaggia soprattutto attraverso la sua funzione turistica: un luogo dove fare il bagno, prendere il sole e costruire l'offerta balneare delle nostre città.
Ma i cambiamenti climatici ci stanno indicando una nuova direzione. La spiaggia può e deve svolgere anche una funzione di protezione e adattamento della città. A Rimini e Cattolica si è scelto di puntare anche su piscine e strutture private direttamente sulla spiaggia. Noi proponiamo un'altra idea di costa: non contro il turismo né contro gli stabilimenti balneari, ma per riconoscere che la costa è un bene comune e che la sua capacità di contribuire alla resilienza della città ha un valore economico, ambientale e sociale per tutta la comunità.

La spiaggia non è soltanto uno spazio balneare o una superficie da sfruttare economicamente. È anche una infrastruttura naturale di adattamento climatico. Per questo proponiamo di destinare progressivamente almeno il 20% dell'arenile a funzioni pubbliche, naturalistiche e di adattamento climatico. Il 20% rappresenta un obiettivo politico da raggiungere progressivamente, da definire e localizzare sulla base degli studi sulla dinamica costiera e sulle caratteristiche dei diversi tratti di arenile.
Non parliamo di altra spiaggia libera attrezzata, né di aiuole sparse qua e là. Parliamo di una vera infrastruttura verde della costa: sistemi dunali e dune vegetate, dove la conformazione della costa lo consenta, capaci di contribuire alla resilienza naturale della spiaggia durante mareggiate ed eventi estremi; fasce di vegetazione autoctona e sistemi verdi frangivento, dove compatibili con la dinamica costiera; aree di rinaturalizzazione e tutela della biodiversità, con particolare attenzione agli habitat costieri; percorsi e spazi pubblici ombreggiati e accessibili, realizzati con materiali permeabili e con il minimo impatto possibile; superfici lasciate libere da strutture permanenti, capaci di mantenere la funzione naturale della spiaggia.
Il 20% dovrà essere distribuito lungo l'arenile e pensato come una rete, non concentrato soltanto nelle aree meno appetibili economicamente.
Dove oggi si immaginano nuove piscine e strutture private, vogliamo prima valutare un'alternativa: trasformare quello spazio in un'infrastruttura naturale che contribuisca alla resilienza della costa e resti a disposizione di tutti.
L'adattamento climatico non è una spesa contro il turismo. È un investimento per proteggere anche il futuro della nostra economia turistica.
Se il clima sta cambiando, deve cambiare anche il modo in cui progettiamo la nostra costa. Una spiaggia più naturale non è una spiaggia abbandonata. È una spiaggia che contribuisce a proteggere la città, tutela la biodiversità e restituisce spazio pubblico alle persone".

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