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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA

Settembre: è il momento della scelta dello sport da praticare

In foto: attività sportiva
attività sportiva
di
Carlo Alberto Pari
   
Tempo di lettura 4 min
Tempo di lettura 4 min

L’EDITORIALE DELLA DOMENICA

di Carlo Alberto Pari


Come prassi, dopo le vacanze estive, ogni anno a fine settembre è il momento della scelta delle attività sportive, da praticare, almeno fino alla
prossima estate. E’ un momento importante, finalmente, l’interesse si sposta un poco dallo sport “visionato” allo sport “praticato”. Il mio
auspicio è: meno visione e più azione, utile, spesso necessaria per il benessere e di conseguenza, per le bisognose casse della sanità pubblica. Non entrerò in merito alla disciplina, è una scelta estremamente soggettiva, seppure a volte traviata dal pregiudizio, oppure dalla moda, fomentata dal consueto campione del momento. Per non tediare, mi permetto solo tre consigli, di estrema importanza, validi per tutte le
discipline, maturati dalla mia ultra quarantennale esperienza in materia.


1) Evitate (salvo situazioni specifiche), soprattutto per i bambini, la pratica finalizzata esclusivamente all’esasperazione agonistica.
2) Evitate, soprattutto per i bambini, la pratica di prove continue, senza scegliere un’attività. E’ il genitore che deve aiutare e canalizzare gli
interessi dal bambino, cercando di amalgamare il piacere alla pratica. Altrimenti, chiederanno spesso di cambiare, fino a quando
decideranno di rimanere a casa davanti ad un video, molto meno faticoso ed impegnativo. Per i bambini, consiglio attività che
sviluppino le capacità coordinative (successivamente le condizionali), la socializzazione, l’inclusione.
3) Evitate ( per tutti), la scelta basata sulla “palestra più vicina a casa”. L’Istruttore diventa un punto di riferimento estremamente
importante, per bambini e ragazzi, persino un educatore. Valutate il “curriculum” di chi insegna, ed anche il suo percorso di vita. Non
affidatevi o non affidate i vostri figli, senza un’adeguata conoscenza. La scelta esclusivamente logistica della palestra, è una pessima
strada.
Tutto questo è fondamentale, per evitare rischi di vario tipo, ma anche per contenere gli abbandoni alle attività sportive, “una patologia”
grave per il nostro Paese, che avanza e colpisce in età sempre inferiori, a partire dai 10/11 anni di età. Ecco alcune motivazioni, indicate da alcune analisi in materia:

1) Il 30% smette perché non si sente all’altezza
2) Il 16% smette per problemi o conflitti con gli insegnanti Tecnici
3) Il 25% dei bambini e ragazzi tra gli 11 e 14 anni non pratica alcuna attività sportiva , il 34% dei ragazzi tra i 15 e 17, il 44% tra 18 e 19
anni


Deleterio e preoccupante! Forse, bisognerebbe riflettere su cosa è diventato lo sport. Infine, riprendo in conclusione un punto
fondamentale. Per insegnare educazione motoria, anche in una scuola primaria, serve una laurea magistrale, mentre per insegnare in
un’associazione sportiva dilettantistica, anche a dei bambini, non è necessaria. Ecco allora che l’importanza della valutazione del Tecnico, si
amplifica. Un solo esempio. In alcune Arti Marziali (o pseudo), ci sono “Tecnici” che diventano tali con corsi di poche ore. Tutto legale, anche
senza alcun aggiornamento (previsti ormai in ogni professione). Purtroppo, in troppi casi, il “Tecnico” può diventare un problema molto
serio. Sempre nelle Arti Marziali prese ad esempio, un conto sono le preparazioni alle competizioni ( più o meno di contatto, con decine di
federazioni o pseudo tali e miriadi di “campioni”), un conto la pratica finalizzata al benessere e all’apprendimento di tecniche utili alla difesa
personale. In questo caso, l’assoluta maggioranza dei praticanti, non di rado, alcuni insegnano a colpire indipendentemente da ciò che si
subisce, mentre la legge, in tutti i Paesi civili, prevede la proporzionalità della reazione. Nessuno controlla ciò che si insegna, così, in caso di
colluttazione per i soliti futili motivi, il ragazzino, ma anche l’adulto che ha frequentato quelle palestre, colpirà duro come gli hanno insegnato,
senza considerare per nulla la proporzionalità. Se l’avversario subirà dei danni, ed accade sempre più spesso (addirittura la morte), saranno
problemi enormi, vite rovinate, letteralmente bruciate, non solo per la vittima, ma anche per chi ha causato il danno. Comunque, in ogni
disciplina si può danneggiare il praticante, quando manca la cultura necessaria, quando si insegnano gestualità inidonee, provocando danni,
non sempre esclusivamente immediati. Per tutti questi motivi, la scelta del Tecnico è di fondamentale importanza, non serve un atleta che ha vinto chissà quali gare, serve un Istruttore capace, preparato, accattivante, coscienzioso, educato, lungimirante, inclusivo.

Concludo con un’ esortazione: a qualsiasi età, dopo le opportune valutazioni e prescrizioni del Vostro medico, se le patologie lo consentono, non abbandonate le attività motorie, sono un fondamento importantissimo per il nostro benessere psicofisico.

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