dopo il commissariamento
Ridimensionamento rete scolastica. I sindacati preoccupati: non è la strada
In foto: scuola (repertorio)
di Redazione
Gio 15 Gen 2026 16:25 ~ ultimo agg. 16:43
A seguito della decisione del Consiglio dei Ministri di procedere al commissariamento l'Emilia Romagna per la mancata approvazione del piano di ridimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno scolastico – decisione che coinvolge anche Toscana, Umbria e Sardegna – le organizzazioni sindacali Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, FGU Gilda Unams esprimono "una forte e motivata preoccupazione" per le prospettive delle istituzioni scolastiche nella provincia di Rimini.
Il ricorso al commissariamento, per i sindacati, rappresenta "una misura forzata che non riteniamo una soluzione adeguata né efficace. Al contrario, tale scelta appare critica e rischia di produrre conseguenze negative sulla qualità dell’offerta formativa, nonché sulle condizioni di lavoro del personale docente e ATA.
Il sistema scolastico italiano costituisce uno dei pilastri fondamentali del Paese. Qualsiasi intervento di riduzione o riorganizzazione della rete scolastica non può prescindere da un’analisi approfondita del territorio, da un confronto serio e strutturato con chi opera quotidianamente nelle scuole e da una pianificazione attenta e responsabile. Intervenire in assenza di tali presupposti significa indebolire un servizio essenziale per le comunità locali".
Le organizzazioni ricordano di avere espresso negli ultimi anni "più volte la propria contrarietà all’ipotesi di accorpamento di istituzioni scolastiche. A distanza di mesi, tali valutazioni restano immutate e riteniamo necessario ribadire con forza le criticità di questa scelta.
L’accorpamento di due o più istituzioni scolastiche può determinare la creazione di realtà eccessivamente complesse, con sedi troppo grandi e distanti tra loro, generando difficoltà organizzative e gestionali per studenti, lavoratori, famiglie. Tali operazioni inoltre porteranno a comportare riduzioni dei posti di lavoro, in particolare per il personale docente ATA e Dirigenti Scolastici, con ricadute occupazionali significative. La progressiva riduzione delle autonomie scolastiche rischia, infine, di dar vita a vere e proprie “scuole-mostro” per numero di alunni o copertura territoriale, con effetti negativi sulla didattica e sulla qualità complessiva del servizio educativo".
I sindacati ribadiscono che "la scuola non può essere assimilata a un’azienda. Le decisioni basate esclusivamente su criteri economici e numerici non sono appropriate in ambito educativo e non tengono conto delle specificità dei territori e delle comunità che li abitano".
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