Rapinatore colpito con il casco e finito in coma, 4 anni per un ristoratore
Quattro anni di reclusione per aver colpito al volto, con un casco da motociclista, un tunisino che, quella stessa sera, aveva seminato il caos sul lungomare di Viserba e Rivabella tra rapine, minacce e aggressioni, compresa quella ai danni di un avvocato riminese, picchiato brutalmente e poi finito in ospedale con fratture ed ecchimosi varie. È la condanna inflitta dal gup di Rimini a un 37enne riminese, ristoratore e padre di famiglia, per i fatti avvenuti la sera del 13 luglio 2024 in via Toscanelli. Il violento colpo sferrato al volto aveva mandato in coma il 39enne nordafricano, ricoverato per oltre un mese in terapia intensiva all'ospedale Bufalini di Cesena.
Il giudice Alessandro Capodimonte, al termine del processo con rito abbreviato, ha riqualificato l'accusa di tentato omicidio in lesioni gravi, ridimensionando sensibilmente la richiesta della Procura di Rimini. Il pubblico ministero Paola Bonetti, infatti, aveva chiesto 13 anni e 4 mesi di reclusione. Una sentenza che la difesa, rappresentata dall'avvocato Giuliano Renzi, intende impugnare in appello, continuando a sostenere la tesi della legittima difesa.
Quella sera il tunisino, ubriaco e molesto, aveva creato scompiglio tra i locali e i turisti a passeggio, rendendosi protagonista di alcune aggressioni. Tra le vittime anche un avvocato appena uscito dalla festa del Foro, colpito al volto con due testate per sottrargli lo zaino. Il professionista (costituitosi parte civile con l'avvocato Roberto Brancaleoni nel processo contro il nordafricano) aveva riportato lesioni giudicate guaribili in 40 giorni. Per quell'episodio il tunisino, attualmente in carcere per altra causa, è stato a sua volta condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione, sempre in abbreviato, a fronte di una richiesta del pm di 3 anni e 4 mesi.
Il ristoratore riminese quella sera si trovava a cena in un locale insieme alla figlia piccola quando il tunisino aveva iniziato a infastidire i presenti. Preoccupato per la situazione, aveva chiamato più volte il 112, chiedendo l'intervento delle forze dell'ordine. Poi, temendo che l'uomo potesse tornare verso il locale, lo aveva raggiunto e colpito violentemente al volto con un casco, facendolo crollare a terra senza prestargli alcun soccorso. La difesa ha sempre sostenuto che il 37enne non avesse alcuna intenzione di uccidere, ma che avesse agito in uno stato di forte paura e tensione. "Aveva già subito una rapina il giorno prima all'interno del suo ristorante ed era psicologicamente provato", ha spiegato il suo legale. Lo stesso ristoratore, davanti al gip, si era giustificato dicendo di aver agito per legittima difesa, dal momento che il nordafricano impugnava una bottiglia di birra in vetro, rotta, che avrebbe potuto utilizzare contro di lui. Una versione respinta però a suo tempo dalla gip, che, dopo aver visionato le immagini delle telecamere presenti in zona, non ravvisò alcun movimento con il braccio tale da lasciare intendere un tentativo di aggressione da parte del magrebino, difeso dagli avvocati Alfonso Vaccari e Francesca Mazzeo.
Il gup, nell'udienza tenutasi mercoledì pomeriggio, ha escluso sì il tentato omicidio, riconoscendo però la responsabilità dell'imputato per le gravi lesioni provocate. La pena di quattro anni non beneficia della sospensione condizionale. "Ricorreremo in appello", ha preannunciato l'avvocato Renzi.










