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maltrattamenti in famiglia

Picchiata e spiata in casa col telefono nascosto: scatta la misura cautelare

In foto: Una volante della polizia di Stato davanti al tribunale di Rimini
Una volante della polizia di Stato davanti al tribunale di Rimini
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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Un incubo lungo quattro anni, fatto di violenze fisiche, segregazione in casa e controlli ossessivi. A Rimini, il giudice per le indagini preliminari, Raffaele Deflorio, ha emesso un'ordinanza di misura cautelare nei confronti di un 42enne nato in Bangladesh e residente a Cattolica, accusato di maltrattamenti abituali ai danni della moglie convivente.

Le indagini, condotte dalla Questura di Rimini, hanno ricostruito un quadro drammatico di sopraffazione e terrore, consumato spesso davanti al figlio della coppia di soli due anni. Tra gli episodi contestati figurano brutali aggressioni anche durante la gravidanza della donna, giunte fino al soffocamento, percosse e continue denigrazioni. L'uomo era arrivato persino a nascondere dispositivi telefonici sotto i mobili dell'abitazione per spiare e registrare ogni conversazione domestica della moglie.

La vittima, ormai allo stremo, nel giugno scorso si è presentata in questura chiedendo aiuto. Sia lei che il bambino sono stati immediatamente messi in salvo e trasferiti in una casa rifugio protetta. I riscontri investigativi - tra cui testimonianze, foto, chat e il video del rinvenimento del telefono occultato - hanno confermato pienamente il racconto della donna. Per l'indagato, il gip ha disposto, così come richiesto dal pubblico ministero Luca Bertuzzi, l'allontanamento immediato dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla persona offesa a una distanza minima di mille metri, con l'applicazione del braccialetto elettronico. Qualora non dovesse prestare il consenso al dispositivo, per l'uomo scatterà il divieto di dimora nell'intera regione Emilia-Romagna.

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