Nuova ordinanza antiprostituzione. Ma potrebbe sempre pendere scure dei ricorsi
A Rimini ci si riprova contro prostitute e clienti. Questa volta con un’ordinanza comunale che stabilisce multe da 400 euro. L’obiettivo è la deterrenza soprattutto nei confronti dei clienti: una via – bisogna dire – che non ha trovato successo in molte altre città, neppure in quelle dove le multe applicate sono state ancora più alte.
Lo spunto per il Comune di Rimini è il decreto ministeriale dell’agosto 2008 in materia di attribuzioni del sindaco nelle funzioni di competenza statale. In pratica il sindaco può intervenire per prevenire le situazioni urbane di degrado, quali ad esempio la prostituzione. Un nuovo tentativo per frenare il fenomeno, dunque, dopo quello, dal principio simile, messo in campo dall’ex questore Pezzano, con le misure di prevenzione nei confronti di persone pericolose o che offendono la pubblica moralità, che in pratica consentiva di applicare il foglio di via alle prostitute, perchè ritenute pericolose per l’incolumità pubblica. Metodo bloccato dalla Corte Europea e a cui è seguita una valanga di ricorsi. Che vengono discussi ancora in questi giorni nel tribunale riminese, sempre con esito favorevole alle ricorrenti.
Per la nuova ordinanza ad oggi non ci sarebbero ancora multati. E’ stata emanata il 14 gennaio scorso, ma questore e comandante della municipale – vengono infatti chiamati in causa i vigili per elevare le sanzioni – devono ancora presentarla ufficialmente. Si parla della prossima settimana. L’avvocato Massimiliano Orrù, è legale di una cinquantina di ricorrenti contro il metodo Pezzano.
“Temo – spiega l’avvocato, in attesa di conoscere in dettaglio l’ordinanza – possa trattarsi di un provvedimento illegittimo. Hanno già avuto modo di pronunciarsi il tribunale di Rimini, il tribunale di Bologna e di Roma, sui provvedimenti del prefetto annullandoli, in quanto non sono state ravvisate ragioni di sicurezza pubblica. Fermo restando che laddove vi siano condotte censurabili da un punto di vista penale, come gli atti osceni, cè il codice penale che prevede sanzioni per questo reato. Casi riscontrati in poche eccezioni. Non si vede l’utilità e soprattutto si teme possa essere l’ennesimo provvedimento inefficace rispetto al problema”.
(NewsRimini.it)











