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arrestati dai carabinieri

Novantenne legata e rapinata in casa, i responsabili scelgono il patteggiamento

In foto: un controllo dei Carabinieri
un controllo dei Carabinieri
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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A distanza di poco più di un anno ricorda ancora nitidamente quella notte di terrore, quando fu strattonata, immobilizzata, legata con una corda e imbavagliata all'interno del suo appartamento a Bellaria Igea Marina da un uomo e una donna (lui un tunisino di 39 anni, lei un'italiana di 28) che hanno scelto di patteggiare davanti alla gip di Rimini, Raffaella Ceccarelli, una pena a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione ciascuno per rapina pluriaggravata e lesioni gravi aggravate in concorso. La vittima è una donna di 93 anni che vive sola all'interno di un bed & breakfast che gestisce con la figlia.

I malviventi, che hanno alloggiato per un breve periodo nella struttura, avevano studiato i movimenti e le abitudini dell'anziana, per poi introdursi nella sua abitazione dopo aver forzato a tarda sera la serratura della porta d'ingresso. La 93enne fu sorpresa da due individui incappucciati mentre stava andando a letto. Dopo averla resa inoffensiva, rovistarono ovunque alla ricerca di denaro e preziosi. Il bottino fu composto da una catenina d'oro e da 500 euro in contanti. Inoltre, per impedirle di chiedere aiuto, le furono sottratti sia il cellulare sia il cordless. La fuga avvenne a bordo della Mercedes della vittima, auto che non è mai stata ritrovata. Nel tentativo di opporsi alla rapina, l'anziana riportò la frattura di alcune costole. Poi l'avvertimento: "Non chiamare polizia o carabinieri, altrimenti vedrai cosa ti succede...".

Le successive indagini, condotte dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Rimini e coordinate dalla Procura, avevano consentito circa un mese più tardi di localizzare i due rapinatori nel territorio vicentino, precisamente nel comune di Altivole, e di arrestarli mentre si trovavano in un agriturismo. Difesi dall'avvocato Pierpaolo Cherubini del Foro di Padova, hanno sempre respinto gli addebiti. I militari dell'Arma, però, attraverso l'analisi certosina dei tabulati e telefonici, dei sistemi di videosorveglianza, del mancato pagamento del pedaggio autostradale e del traffico delle celle telefoniche, hanno costruito un preciso quadro indiziario. Sia il 39enne che la 28enne, dopo il patteggiamento, resteranno in carcere.   

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