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una riflessione

“ L’oroscopo “ dell’economia e della finanza : l’ Italia del 2026

di Carlo Alberto Pari   
Tempo di lettura 5 min
Dom 11 Gen 2026 07:15 ~ ultimo agg. 9 Gen 11:27
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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari

Provo a sintetizzare, con un’analisi spero obiettiva e realistica, lontana dalla politica dei proclami, dove va tutto bene o tutto male, a seconda
dell’appartenenza. Da molti mesi siamo in un limbo di positività finanziaria, grazie soprattutto al controllo della spesa pubblica ed alla stabilità’ politica. I Mercati internazionali sono assai magnanimi, ed il famigerato “spread”, da tempo, è a livelli estremamente contenuti. Tutto questo, non è certo usuale per il nostro Paese, anche in considerazione del fatto, che gli altri locomotori d’Europa non appaiono in grande forma. Questa è la situazione all’inizio del 2026. Per il resto, i drammi permangono apparentemente indelebili, eccone una sintesi non esaustiva: il debito pubblico continua la sua corsa forsennata ed estremamente preoccupante (dedicherò un apposito articolo); il calo demografico è una patologia gravissima, cui si applicano cure palliative; la crescita economica arranca da tempo, in una salita che appare senza traguardo; le diseguaglianze svettano tristemente sul podio europeo; i salari, nonostante qualche modesto integratore, continuano ad essere depressi, soprattutto se rapportati ai maggiori Paesi Europei; la sanità pubblica universale che tutto il Mondo ci invidiava, appare relegata in una residenza per malati in attesa di un trapianto che non arriva, ma senza idonei donatori ed interventi urgenti, la patologia non può che peggiorare, con rischio di mortalità.
Sostanzialmente, a mio modesto avviso, continuiamo a vivere al di sopra delle nostre possibilità, lo facciamo da tempo immemorabile, per questo abbiamo
superato i 3.000 miliardi di debiti, ma in pochi lo evidenziano, anche perché i motivi arrivano da lontano. Di converso, servono soldi, tanti soldi. Servono per non lasciare alle future generazioni un debito difficilmente sostenibile, che già condiziona presente e futuro. Servono per incentivare lo sviluppo demografico con progetti seri, urgenti e costosi. Servono per cercare di sviluppare la crescita, per rendere i nostri prodotti competitivi, tagliando il costo del lavoro riducendone la tassazione, finanziando in tal modo le imprese ed aumentando i salari, che mediamente, sono vergognosamente scarsi. Servono soldi per la previdenza e l’assistenza e soprattutto, per il malato più grave: la sanità pubblica universale, per eccellenza una delle maggiori priorità in assoluto, un bene inestimabile per tutti i cittadini. Per cercare di risolvere o quanto meno tamponare, esiste una strada estremamente sconnessa, che nessuno appare in grado di percorrere per non perdere consensi: tagliare drasticamente le spese dello Stato. A mio modesto avviso, si potrebbero recuperare tante risorse, valutando ad esempio gli Enti di dubbia utilità, i tanti privilegi ancora esistenti, parte delle numerosissime consulenze, le tante opere di discutibile necessità, gli innumerevoli eventi sovvenzionati con risorse pubbliche, le miriadi di finanziamenti di incerto interesse sociale e tanto, tanto altro.
Al contrario, purtroppo, quando paga “Pantalone” sono quasi sempre tutti d’accordo per concedere, ma “Pantalone” siamo tutti noi e noi per primi, forse, dovremmo valutare e penalizzare con il voto chi promette elargizioni senza spiegare dove reperire i fondi necessari, mentre dovremmo valutare molto positivamente chi promette tagli alle spese inutili e conseguenti risparmi, da canalizzare sui problemi importanti del Paese. Un paio di esempi. Il “super bonus” che ha finanziato la
ristrutturazione delle abitazioni a chi già le possedeva, senza neppure valutare adeguatamente il livello di reddito ed risparmi. I miliardi del PNRR, accettati da tanti
con enfasi, ma la maggioranza sono ulteriori debiti e solo per noi, in numero così elevato, qualcuno in futuro li dovrà rimborsare. Nell’anno in corso, si porrà
presumibilmente il problema di finanziare anche la Difesa. Alcuni affermano che attualmente non siamo in grado di difenderci in modo adeguato, ma i miliardi che
abbiamo speso e spendiamo a cosa sono serviti ? Non è auspicabile una profonda revisione degli investimenti prima di aggiungerne altri ? Ed inoltre, sarcasticamente mi domando: chi difenderà il Paese se tra pochi anni non avremo giovani sufficienti neppure per lavorare, con il rischio di tenuta persino del sistema pensionistico? Ed infine, siamo certi che sia più urgente investire nella Difesa rispetto alla Sanità Universale, visto che oggi, milioni di nostri Cittadini non si curano, perché non hanno le possibilità economiche per rivolgersi alla sanità privata? Il 2026 sarà un anno di transizione verso nuove elezioni, abbiamo solo un mezzo per manifestare il nostro assenso o dissenso : il voto, l’astensione potrebbe essere considerata una forma di protesta, ma non cambia la numerosità degli eletti e quindi, non impone praticamente nulla alla politica. Di converso, sarebbe auspicabile premiare i politici che pensano al futuro, non solo al presente, del
resto, non possiamo continuare ad accumulare debiti per i nostri figli e nipoti, perché difficilmente riusciranno ad onorarli, con gravi rischi di smantellamento
dello Stato sociale.

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