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Ausl corre ai ripari

Liste d'attesa: in Romagna il 30% supera le tempistiche stabilite

di
Andrea Polazzi
   
Tempo di lettura 2 min
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Se in Italia, nonostante un miglioramento delle performance, ci sono ancora 4 milioni di prestazioni effettuate fuori tempo massimo, anche in Romagna il problema delle liste d’attesa nella sanità è fin troppo presente. Secondo i dati presentati dall'Ausl a Ravenna e riferiti ai primi otto mesi del 2026, l'indice di performance del territorio mostra criticità marcate, in particolare per le prime visite specialistiche. L’indice di performance, che fa riferimento alla prima disponibilità proposta, evidenzia come oltre il 30% delle richieste superi le tempistiche stabilite sia che si tratti di prestazioni urgenti, a breve termine o programmabili. Le criticità più marcate riguardano dermatologia/allergologia, neurochirurgia, urologia, oculistica, endocronologia e ortopedia. Più favorevole invece il quadro nella diagnostica dove le percentuali di rispetto dei tempi variano dal 73,5% delle prestazioni a breve al 97% di quelle urgenti. Le situazioni più complesse si registrano però per la RM muscoloscheletrica ed encefalo, TC torace, colonscopia, gastroscopia e elettromiografia. 

i dati dell'Ausl Romagna

Ma cosa c'è alla base di questo ritardo?
Da un lato la pressione prescrittiva. Per avere un ordine di grandezza, in tutto il 2025 le strutture pubbliche dell'AUSL Romagna hanno erogato complessivamente quasi 2,6 milioni di prestazioni di specialistica ambulatoriale. Sul territorio romagnolo si contano 712 prescrizioni ogni mille abitanti, contro una media regionale di 595. Suona poi come un paradosso il fatto che, a fronte degli investimenti e dell'ammodernamento tecnologico dei macchinari, la carenza organica di radiologi, infermieri, oculisti e dermatologi blocchi l'operatività delle apparecchiature. Un'inefficienza forzata che porta a una capacità produttiva inutilizzata stimata in ben 24.000 prestazioni diagnostiche all'anno. E anche l'integrazione con le strutture private accreditate, la cui spesa dal 2019 è aumentata di quasi il 49% (36,3 milioni di euro), non permette di sanare il gap.  
Per invertire la rotta, l'Azienda Sanitaria ha delineato il piano d'azione: stop ai passaggi inutili al CUP per i pazienti già in cura, con gli specialisti ospedalieri che prenoteranno direttamente le visite di controllo. Si punta poi su un maggior controllo dell'appropriatezza prescrittiva da parte dei medici di base, anche con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, per garantire che chi ha davvero urgenza trovi posto nei tempi giusti. Questo, almeno, l’auspicio

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