Truffa in banca a Rimini: l'Appello riduce il risarcimento alla cliente
Un principio giuridico chiaro: il risarcimento per una truffa non può compensare due volte lo stesso danno. Si chiude così, davanti alla Corte d'Appello di Bologna, la complessa vicenda legale legata alle somme sparite da un istituto di credito di Rimini, dove una cliente versa su un conto corrente 240mila euro convinta di investirli in titoli. La somma, però, viene illecitamente prelevata con il coinvolgimento di una promotrice finanziaria già sospesa dall'Albo, che operava in stretta collaborazione con il direttore della filiale. La battaglia legale prosegue fino in Cassazione, che annulla la seconda sentenza d'appello imponendo di riconsiderare un passaggio chiave: i 95 mila euro che la vittima aveva nel frattempo incassato in sede penale dal convivente della promotrice.
Si arriva così al giudizio di rinvio dinanzi alla Corte d'Appello di Bologna. Con la recente sentenza n. 2253/2026, i giudici bolognesi hanno decretato che tale somma andava obbligatoriamente scomputata dal danno patrimoniale totale. L'indennizzo finale dovuto dalla banca scende così a 120 mila euro, con l'obbligo per la risparmiatrice di restituire la somma percepita in eccedenza, pari appunto a 95mila euro.










