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Appello di confesercenti

L'inflazione si impenna spinta dal caro energia. Pari: interventi strutturali

In foto: Mirco Pari
Mirco Pari
di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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Il caro energia spinge l’inflazione che ad agosto raggiunge il livello più alto dall’inizio dell’anno. Secondo la stima preliminare dell’Istat, l’indice aumenta dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto al +2,9% registrato a luglio. A trainare la crescita sono soprattutto i prezzi dei beni energetici. Già a luglio quelli regolamentati avevano registrato un aumento del 14,8% su base annua, dopo il +9,2% di giugno. Più contenute, invece, le dinamiche dell’alimentare e del cosiddetto “carrello della spesa”, stabile al +1%.

L’accelerazione dell’inflazione è un segnale che non possiamo sottovalutare – commenta Mirco Pari, direttore di Confesercenti provinciale Rimini. Dopo un’estate in cui imprese e famiglie hanno già dovuto fare i conti con il caro energia e con l’aumento dei carburanti, l’ulteriore crescita dei prezzi rischia di pesare ancora una volta sui bilanci e di frenare i consumi”. “Per le imprese del commercio, della ristorazione, dell’ospitalità e dei servizi – prosegue – l’energia rappresenta una voce di costo importante, che si somma a una struttura di spese già particolarmente gravosa. Se i prezzi energetici continueranno a mantenersi su questi livelli, l’effetto si trasferirà inevitabilmente lungo tutta la filiera, con conseguenze sia sui margini delle imprese sia sui prezzi finali”.

Tra luglio e agosto, secondo le stime Confesercenti, il caro carburanti ha comportato fino a 1,8 miliardi di euro di maggiore spesa rispetto allo stesso periodo del 2025. Sul fronte delle imprese del commercio, della somministrazione e dell’accoglienza, i maggiori costi per le bollette hanno raggiunto circa 870 milioni di euro, con rincari superiori al 40% e punte vicine al 50% per ristoranti e alberghi. Gli attuali livelli dei prezzi internazionali dell’energia potrebbero determinare circa due decimi di inflazione aggiuntiva nel 2026 e altri tre decimi nel 2027, per un incremento complessivo di mezzo punto, nell’ipotesi che non si verifichino ulteriori peggioramenti. Dopo un’inflazione media del 2,3% nei primi sette mesi dell’anno, il quadro rende concreto il rischio di avvicinarsi al 4% già nell’ultimo trimestre.

Il rischio è di entrare in un circolo vizioso: costi più elevati per le imprese, prezzi più alti per i consumatori e una conseguente riduzione della capacità di spesa – aggiunge Pari –. In un territorio come quello riminese, dove commercio, turismo, pubblici esercizi e servizi hanno un peso determinante sull’economia, dobbiamo evitare che una nuova fiammata dei costi finisca per indebolire ulteriormente i consumi e la competitività delle imprese”. “Per questo servono interventi strutturali e non più soltanto misure emergenziali - conclude -. È necessario intervenire sul costo dell’energia, a partire dagli oneri di sistema e dalla fiscalità, per ridurre il peso che grava sulle imprese e impedire che gli shock energetici si trasformino ogni volta in una nuova spinta inflazionistica”.

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