Legge di Bilancio 2027. I pensionati FABI: difendere il potere d'acquisto
In vista della Legge di Bilancio 2027, il Coordinamento Nazionale Pensionati ed Esodati FABI (Federazione Autonoma Bancari Italia) denuncia l'erosione delle pensioni causata dal mancato recupero dell'inflazione negli ultimi dieci anni. Il sindacato chiede al Governo di bloccare i tagli alla perequazione, tenere conto delle perdite pregresse e garantire la rivalutazione integrale degli assegni, considerandola una priorità sociale dopo una vita di contributi.
L'intervento del Coordinamento Nazionale Pensionati ed Esodati FABI:
Il prossimo confronto sulla Legge di Bilancio 2027 rappresenta un passaggio importante per la tutela dei redditi da pensione. In vista del nuovo anno saranno definiti l’indice di rivalutazione e le regole che determineranno quanto di quell’aumento verrà effettivamente riconosciuto ai pensionati.
Occorre distinguere i due aspetti: l’indice di perequazione viene fissato con decreto sulla base dell’andamento dei prezzi; la legislazione stabilisce le modalità e le percentuali con cui viene applicato agli assegni.
È in previsione di queste decisioni che il Coordinamento Nazionale Pensionati ed Esodati FABI propone un’analisi degli effetti prodotti dalla perequazione nell’ultimo decennio.
Vogliamo portare nel confronto dati concreti, perché le scelte per il 2027 tengano conto anche delle perdite accumulate negli anni.
La tutela del reddito è al centro dell’azione della FABI: durante la vita lavorativa, attraverso la contrattazione e la difesa delle retribuzioni; dopo il pensionamento, attraverso l’impegno per preservare il valore degli assegni pensionistici.
Difendere salari e pensioni significa dare continuità alla tutela sindacale lungo tutta la vita. Quando la rivalutazione riconosce soltanto una parte dell’inflazione, la pensione perde valore. Questa perdita si trascina nel tempo: gli aumenti successivi vengono calcolati su una base più bassa rispetto a quella che si sarebbe ottenuta con la rivalutazione integrale.
Un aumento nominale, quindi, non garantisce necessariamente il pieno recupero del potere d’acquisto.
Una simulazione su una pensione unica di 3.000 euro lordi mensili a fine 2016, considerando esclusivamente le rivalutazioni del periodo 2017–2026, evidenzia:
circa 15 mila euro lordi di minori importi complessivi rispetto alla rivalutazione integrale;
nel 2026, una differenza di circa 265 euro lordi al mese, oltre 3.440 euro su tredici mensilità;
un assegno inferiore di circa il 7,3% rispetto a quello che si sarebbe ottenuto riconoscendo integralmente gli stessi indici.
Si tratta di una pensione campione, non di una perdita uguale per tutti. Ma il risultato mostra con chiarezza che le riduzioni della perequazione producono conseguenze durature e cumulative.
Particolarmente penalizzante è stato il biennio 2023–2024: per i trattamenti complessivi tra cinque e sei volte il minimo INPS è stato riconosciuto soltanto il 53% dell’indice; tra sei e otto volte il minimo, il riconoscimento è sceso al 47%.
Per la FABI, la tutela delle pensioni deve trovare spazio nel confronto sulla prossima manovra. Le pensioni derivano da una vita di lavoro e di contribuzione: conservarne il valore significa difendere l’autonomia e la sicurezza economica delle persone.
Il Coordinamento Nazionale Pensionati ed Esodati FABI chiede:
di evitare nuove compressioni della perequazione, garantendo una tutela più completa e stabile del potere d’acquisto;
di considerare le perdite già accumulate, senza limitare la valutazione al solo aumento previsto per il prossimo anno;
di assicurare regole certe e trasparenti, distinguendo l’indice annunciato dall’aumento effettivamente riconosciuto;
di aprire un confronto con Governo e Parlamento che riconosca la difesa dei redditi pensionistici come una priorità sociale.
Il confronto sul 2027 deve partire da quanto è accaduto finora. I dati mostrano che riconoscere solo parzialmente l’inflazione lascia una distanza che gli aumenti successivi non recuperano automaticamente.
Su questo continueremo a richiamare l’attenzione, dando voce alle esigenze dei pensionati e sostenendo una tutela del reddito coerente con l’impegno che la FABI porta avanti sul terreno salariale e retributivo.










