Le proteste: l'Italia in povertà, l'Italia di "Pantalone", l'Italia diseguale
L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari
Gli editoriali servono ad analizzare e valutare le situazioni, con il fine di indurre delle riflessioni. Partiamo dal necessario ed assolutamente doveroso mantra su ciò che è accaduto durante le recenti proteste, non solo in Italia: le violenze perpetrate sono il frutto di azioni delinquenziali, da condannare senza alcun appello. Di converso, le proteste pacifiche sono un segno di democrazia, lontana dalle incombenti autocrazie. Inoltre, evidenzio cinque punti in merito. Il primo: le proteste pacifiche non si risolvono e non si eludono, coprendole con la giusta e doverosa condanna delle violenze. Il secondo: gli organizzatori ed i partecipanti alle manifestazioni autorizzate e pacifiche, sono, a mio avviso parte lesa, quando si infiltrano dei violenti, che oltre a danneggiare, riducono il valore degli eventi. Il terzo: la sicurezza dei cittadini, in un Paese democratico spetta allo Stato, che dispone di mezzi idonei per intervenire e molto spesso, per anticipare. Il quarto: la maggioranza dei danni rilevati durante le ultime manifestazioni di piazza, sembra realizzato da minori. Sarebbe lungo il discorso sulla carenza educativa ormai cronica, anzi strutturale, di certo però, la responsabilità del minore è dei genitori (o dei tutori), compreso i danni che potrebbero arrecare se privi di ogni controllo. Le ulteriori sanzioni economiche a carico dei genitori, potrebbero divenire un deterrente utile, se non per “costringere” ad educare, almeno per attivare maggiori scrupoli e attenzioni, anche nell’interesse dei minori, che altrimenti, in tanti casi, si rovineranno la vita ancora prima di capirla. Il quinto: le proteste non nascono solo da ciò che è accaduto negli ultimi anni, sono il frutto di decenni di norme, che usando un eufemismo, non sembra abbiano salvaguardato la parte più debole e numerosa della società.
Alcuni si domandano perché si protesta. Proviamo ad individuare dei punti di discussione, lasciando al lettore la riflessione finale. A) precariato sul lavoro B) parziale distruzione dell’articolo 18 C) perdita delle rivalutazioni automatiche sui salari dovute all’inflazione D) indebitamento enorme del Paese, che pesa sugli inadeguati finanziamenti alla sanità universale, all’Istruzione, alla messa in sicurezza dei territori, solo per citare alcuni punti, che ovviamente, colpiscono soprattutto i meno abbienti e si aggravano in ogni crisi, dal covid alle energetiche, perché se si hanno troppi debiti e si pagano troppi interessi, non si hanno disponibilità quando servono. Appare banale, ma “stranamente” incomprensibile. E) Povertà. Ecco alcuni dati arrotondati, reperiti da analisi sul tema. Circa 5,4 milioni di persone sono in povertà assoluta; 2,1 milioni di famiglie non riescono a sostenere le spese essenziali; 5,8 milioni di persone hanno rinunciato alle cure, una buona parte per questioni economiche, una buona parte, forse, per i tempi di attesa di una sanità che appare sempre meno universale. F) Situazione delle case. Nel nostro Paese, la quota di case popolari corrisponde, a circa il 3,8 % sul totale delle abitazioni, in Francia il 16,8 nel Paesi Bassi il 37%. Per i proprietari, un recente sondaggio ha evidenziato significative difficolta di mantenimento (colpa dei redditi troppo bassi) G) Remunerazioni del lavoro. Gli stipendi medi sono inferiori alla media dell’Unione Europea. Di converso, alcuni rapporti indicano che siamo il Paese europeo con una delle maggiori sperequazioni tra i vertici e la base nella Pubblica amministrazione, ed in tantissimi casi, non sembra sia sufficiente neppure il limite massimo sempre auspicato di 240.000 euro annui. Il tutto, nel Paese con un debito pubblico tra i più alti nel Mondo rispetto al PIL. Nel privato, non è raro il calcolo dei sei giorni, ergo, il guadagno di un Top Manager dei primi sei giorni dell’anno, supera il reddito annuo di un operaio o di un impiegato, senza alcun apparente ed adeguato intervento a limitare o almeno contenere, o una progressività fiscale molto significativa, come indicato chiaramente dalla amata e spesso deturpata Costituzione. H) Giovani lavoratori. Tra i giovani, il precariato è dirompente ed i salari mediamente estremamente bassi, la vita lavorativa tra le più basse del continente, risultati che pagheranno amaramente anche nel momento del maggiore bisogno, ergo il raggiungimento della pensione. I) Pensionati. I pensionati italiani subiscono una tassazione effettiva tra le più elevate d'Europa, inoltre, diversi Paesi prevedono ampie fasce di esenzione, mentre da noi è ancora in atto il parziale blocco della perequazione, che massacrerà nel tempo anche i pensionati più fortunati che hanno versato decenni di significativi contributi. L) Diseguaglianze. Le diseguaglianze nel nostro Paese sono ai vertici in Europa e si collocano sopra la media comunitaria
Ci sarebbe anche altro, ma credo sia sufficiente per riflettere sulla domanda : “ci sono motivi per protestare”. Vedete all’orizzonte molti volontari, disposti a tagliare drasticamente le spese non necessarie dello Stato, ridurre il debito pubblico, finanziare adeguatamente i servizi essenziali, combattere le estreme diseguaglianze, limitando le remunerazioni estremamente elevate, ed adeguando al costo della vita salari e pensioni?










