Lavoratrice con figlio disabile, per riconoscere i diritti serve il Tribunale
Una lavoratrice aveva chiesto al datore di lavoro di essere assegnata stabilmente al turno del mattino, per poter assistere il figlio con grave disabilità. La risposta era stato il trasferimento in un’altra sede a 15 Km di distanza dalla residenza della madre caregiver, allontanandola dalla sua zona di residenza: una soluzione impropria - spiega la consigliera di parità della provincia di Rimini Adriana Ventura che ha preso in carico la vicenda - un provvedimento impropri e anche illegittimo in quanto l'articolo 33, comma 5, della Legge 104/92, vieta di trasferire il caregiver ad altra sede senza il suo esplicito assenso, proprio per garantire la continuità dell’assistenza alla persona disabile.
Per lungo tempo, spiega la consigliera, nei tribunali questa situazione non era ritenuta discriminatoria, oggi la risposta della Cassazione dice che sì, è una discriminazione per associazione e, inequivocabilmente, è riconosciuto il diritto del caregiver ad avere turni di lavoro che consentano l’assistenza della persona assistita, mentre il rifiuto del datore di lavoro a consentire l’accomodamento ragionevole costituisce discriminazione indiretta.
È proprio su questi principi che si sviluppa la sentenza del Tribunale di Rimini di ieri, una pronuncia che chiude un percorso giudiziario partito all’inizio di questa estate con un ricorso per motivi di urgenza. Già in sede di prime cure il giudice del lavoro del Tribunale aveva riconosciuto il diritto della lavoratrice e le ragioni della consigliera di parità della Provincia di Rimini, assistita in ricorso ad adiuvandum dallo studio Biagioni Danesi di Milano in tutte e due le occasioni dei ricorsi. Ieri mattina, il giudice del tribunale di Rimini ha respinto il ricorso della Ditta, confermando il diritto della lavoratrice madre caregiver ad effettuare il turno di lavoro che le consente le cure e l’assistenza del figlio minore disabile.
La consigliera spiega di essere contattata quotidianamente da "persone che rappresentano bisogni e necessità impellenti per varie situazioni legate all’essere madre, alla decisione di mettere al mondo una creatura, persino all’assistere un familiare disabile: le difficoltà al mantenimento dell’occupazione a fronte di “diritti negati”, spesso “non conosciuti”, troppo spesso volutamente ignorati".










