La 'spina dorsale' del welfare familiare. I numeri delle badanti nel riminese
Badanti e colf non sono figure marginali: sono la spina dorsale silenziosa del welfare familiare. E' stato presentato il Report 2024 sui lavoratori domestici della Regione Emilia‑Romagna, costruito sui dati INPS e sostenuto dal Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (FRNA), Nel 2024 i lavoratori domestici regolari in Emilia‑Romagna sono stati 69.866, con le badanti che rappresentano il 63% del totale. Una presenza capillare, cresciuta negli anni in risposta all’invecchiamento della popolazione, all’aumento delle fragilità croniche e alla trasformazione delle reti familiari. In questo quadro, la provincia di Rimini emerge come uno dei territori dove il lavoro domestico ha assunto un ruolo strutturale. Qui si contano 4.916 lavoratrici e lavoratori domestici regolari, pari a circa il 7% della popolazione residente.
Di questi: 3.319 sono badanti, 1.597 sono colf, il restante 7% rientra in altre tipologie contrattuali del lavoro domestico.
Nel dettaglio distrettuale, il Distretto di Rimini registra 2.228 badanti per una popolazione over 75 pari a 30.145 persone: un’incidenza del 7,4%, superiore alla media dell’AUSL Romagna (6,8%).
Il Distretto di Riccione presenta un dato altrettanto significativo: 1.019 badanti per 14.742 residenti over 75, pari al 6,9%.
La forza lavoro domestica riminese è composta per il 24% da cittadini italiani e per il 76% da persone di origine straniera, confermando come il lavoro di cura sia anche un luogo di integrazione e di costruzione di comunità.
“Parliamo di un lavoro che tiene insieme la vita delle persone e che entra in ogni casa, spesso in punta di piedi ma con un ruolo decisivo nella quotidianità delle famiglie – afferma Emma Petitti, consigliera regionale e vice segretaria PD Emilia‑Romagna – È un lavoro che non si vede, ma senza il quale il nostro welfare non reggerebbe”.
La Regione Emilia‑Romagna, anche grazie al FRNA, ogni anno investe oltre 500 milioni di euro per sostenere la non autosufficienza, una delle cifre più alte in Italia. Negli ultimi cinque anni il fondo è cresciuto in termini economici e la Regione ha ampliato i servizi domiciliari, rafforzato i contributi per le famiglie, sostenuto la qualificazione delle assistenti familiari e promosso l’emersione del lavoro irregolare.
“È un lavoro quotidiano, fatto di scelte politiche e di investimenti – rivendica Petitti – che ha un impatto diretto sulla vita delle persone. E continueremo su questa strada, perché crediamo che la cura sia un diritto e che chi la garantisce debba essere messo nelle condizioni di farlo con professionalità e dignità”. La direzione per il futuro, "rafforzare ulteriormente la qualificazione delle assistenti familiari, sostenere i distretti nella costruzione di servizi più accessibili, promuovere forme innovative di co‑abitazione e assistenza, consolidare il contrasto al lavoro nero e ampliare la capacità del FRNA di rispondere ai bisogni emergenti".
“Il nostro obiettivo – conclude – è costruire un modello regionale della cura che sia moderno, equo e sostenibile. Un modello che riconosca il valore del lavoro domestico, che sostenga le famiglie e che garantisca alle persone fragili il diritto di vivere nel proprio contesto, con la migliore qualità possibile. Rimini e Riccione ci mostrano quanto questa sfida sia urgente. E noi siamo pronti a raccoglierla”.












