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una riflessione

Il paese irreversibilmente invecchia: salviamo gli anziani

In foto: repertorio
repertorio
di Carlo Alberto Pari   
Tempo di lettura 4 min
Dom 18 Gen 2026 08:51 ~ ultimo agg. 16 Gen 09:38
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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari


E’ un articolo che ambisce a promuovere una riflessione, il tema è d’interesse generale: gli anziani nella società moderna. Fino a pochi anni addietro, gli anziani rivestivano un ruolo familiare e sociale di fondamentale importanza, in parte collegato alla trasmissione del loro sapere, acquisito attraverso il vissuto e necessario alle giovani generazioni, ciò garantiva rispetto e persino autorità. La tecnologia ha azzerato il processo, oggi, le informazioni sono facilmente reperibili sui
canali telematici. A tutto questo, possiamo aggiungere un rovesciamento storico della composizione familiare, una volta allargata a diversi gradi di
parentela, ora ristretta a genitori e figli, anzi, ai soli genitori, appena l’età ed il lavoro dei figli consentono il distacco. Nonostante questo “revisionismo” generalizzato e strutturato, negli ultimi decenni gli anziani hanno mantenuto un ruolo assai importante, supportando i figli nella gestione dei nipoti, sopperendo in tal modo alle carenze del “welfare” e molto spesso, visto il dilagante precariato e lo scarso livello delle retribuzioni medie, hanno elargito aiuti economici, in tanti casi, di fondamentale importanza per consentire una vita dignitosa ai loro figli, ad esempio, aiutandoli ad acquistare una casa, o addirittura donandola,
perché purtroppo, appare estremamente difficoltoso per le attuali generazioni acquistare un immobile per la vita, del resto, se si mettono al mondo dei figli è un dovere aiutarli, anche a costo di rinunce e sacrifici, così come dovrebbe essere doveroso per i figli, aiutare i genitori in caso di necessità. E’ una logica naturale, financo banale, ma non per tutti comprensibile o forse accettabile. Comunque, mediamente, gli anziani di oggi vivono più a lungo, ma non sempre meglio. I figli sono spesso impegnati nelle attività lavorative, non di rado assorbiti dalle carriere, a volte lontani o addirittura all’estero. I nipoti, quando ormai adolescenti,
non hanno più bisogno dei nonni. La solitudine, soprattutto nella terza età anziana è dilagante. Le necessità di assistenza, sono pressoché inevitabili oltre una soglia di età. Le pensioni medie in Italia, sono già scarse quando si lascia il lavoro, poi falcidiate da decenni di tagli sulla perequazione (nel disinteresse pressoché generale), il risultato finale appare drammatico, non solo perché non permettono una vita agiata, neppure se si possiede la casa ove vivere, ma raramente consentono di supportare adeguatamente le necessità sanitarie, in esponenziale aumento con l’età, mentre la sanità universale, non di rado, ha ormai
tempi di attesa incompatibili alle patologie ed alle cure necessarie, pertanto, gli anziani sono spesso costretti a rivolgersi al privato, per molti, difficilmente sostenibile. Del resto, il Paese invecchia e per tutti, esiste una “malattia incurabile”, irreversibilmente trasmessa alla nascita: la senilità .
Un ultimo tassello, per completare un quadro a tinte fosche, ma credo purtroppo, estremamente oggettivo : le RSA. Le Residenze Sanitarie Assistenziali hanno solitamente lunghissime liste di attesa, costi mensili generalmente avulsi dalla maggioranza assoluta dei pensionati italiani, che necessitano quindi di costosissimi supporti pubblici, assolutamente insostenibili in un prossimo futuro, con l’inevitabile aumento del numero dei richiedenti. Di questi problemi dovremmo preoccuparci oggi, non aspettare il treno in arrivo, con il presumibile rischio di essere drammaticamente travolti. Nell’interesse degli anziani e di quelli che inevitabilmente lo diventeranno, si dovrebbero mettere in atto azioni a tutela di questo prevedibilissimo futuro, ma purtroppo, viviamo sempre più spesso esclusivamente nel presente, con discutibile lungimiranza, che a mio avviso, spetterebbe soprattutto alla politica. Inoltre, servirebbero progetti utili a migliorare la qualità della vita degli anziani, come già accade in tanti Paesi del Nord Europa ( ne parlerò in un prossimo articolo), ciò porterebbe sollievo anche alle disastrate casse pubbliche, da tanto tempo si parla di tutto questo, ma poco o nulla si realizza, mentre rimane scolpita indelebile, la lungimirante e profetica frase del premio Nobel Rita Levi Montalcini : “Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita”.

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