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Il lavoro nero resta una piaga riminese. La Cgil denuncia contratti ‘pirata’

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Lun 10 Gen 2011 16:25 ~ ultimo agg. 14 Mag 03:56
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Quella del lavoro irregolare resta una ferita aperta di Rimini. Secondo i dati del rapporto Uil sul lavoro sommerso, elaborati su quelli del ministero, tra gennaio ed ottobre 2010 sono state controllate dagli ispettori del lavoro 745 aziende riminesi (l’1,8% del totale) e ben 405 sono risultate irregolari. Una percentuale del 54,4% che pone la provincia al secondo posto in regione dopo Parma. I lavoratori non in regola scoperti sono stati invece 1.475 ed il 74,8% di questi (pari a 1.103) sono risultati “in nero”. Una percentuale che pone Rimini tra le 10 province italiane con l’incidenza più alta di assunti “in nero”.
E proprio in tema di lavoro arriva una denuncia della Cgil-Alimentare dell’Emilia Romagna che attacca la Coop Adriatica rea di utilizzare le forniture della ditta Melograno che appalta la produzione della verdura fresca imbustata e pronta per l’alimentazione alla Coop Work Group di Rimini. In questa cooperativa che occupa circa 80 soci lavoratori cinesi, dice il sindacato, non viene applicato il contratto nazionale di lavoro ma un contratto “pirata” siglato da sindacati autonomi e l’Unci, già giudicato dalla magistratura lesivo della dignita’ del lavoratore.

“Queste lavoratrici percepiscono 4,5 euro l’ora ed a loro viene applicato un contratto “pirata” siglato da sindacati autonomi e l’Unci, associazione di cooperative costituita appositamente per derogare le norme contrattuali; questo contratto e’ gia’ stato giudicato dalla magistratura lesivo della dignita’ del lavoratore. A questo punto – sottolinea la Cgil – e’ inderogabile ed urgente un incontro con le centrali cooperative e la Regione Emilia Romagna per individuare soluzioni e norme atte ad impedire il radicamento nei nostri territori di sfruttamento, illegalita’ e competizione fondata sulla dequalificazione del lavoro e del prodotto”.

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