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Inchiesta GdF Napoli

Frode nel commercio del pesce: coinvolta anche Rimini. Sequestri da 17,6 milioni

In foto: Guardia di Finanza al lavoro
Guardia di Finanza al lavoro
di
Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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Reati tributari, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e autoriciclaggio: sono i reati contestati a 14 persone fisiche e giuridiche coinvolte nell’indagine che ha portato oggi al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 17,6 milioni di euro. L’inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli ha toccato anche la provincia di Rimini insieme a quelle di Caserta, Avellino e Milano. Nel mirino una serie di frodi fiscali nel commercio all'ingrosso di prodotti ittici, l'indebita acquisizione di finanziamenti bancari garantiti dallo Stato tramite falsi in bilancio e il reinvestimento dei proventi illeciti in attività commerciali e immobiliari. Le frodi avrebbero riguardato principalmente il commercio di salmone, tonno, spigole e orate, acquistati prevalentemente da operatori di Svezia, Spagna e Grecia. Attraverso l'interposizione di società prive di reale operatività negli acquisti intracomunitari e l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, gli indagati hanno proceduto a commercializzare ingenti quantitativi di pesce senza il regolare assolvimento dell'Iva, conseguendo vantaggi fiscali e praticando prezzi inferiori a quelli degli operatori regolari alterando la concorrenza. Sono inoltre emerse indebite compensazioni di crediti d'imposta per investimenti nel Mezzogiorno, omesse dichiarazioni Iva e mancati versamenti dell'imposta dichiarata. Secondo la ricostruzione, il presunto promotore dell'organizzazione insieme ad un collaboratore esperto in operazioni finanziarie, ha utilizzato le società "cartiere" anche per ottenere finanziamenti bancari garantiti da fondi pubblici grazie a documentazioni “infedeli” per simulare un'inesistente operatività aziendale. Il mancato rimborso ha comportato l'escussione delle garanzie statali. Gli accertamenti bancari e patrimoniali hanno inoltre evidenziato operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio col trasferimento e il reinvestimento dei proventi illeciti in attività commerciali e immobiliari. È infine emerso un sistema di intestazioni fittizie di società e beni a familiari e soggetti compiacenti per occultarne la reale titolarità e sottrarli ad eventuali provvedimenti ablativi. Sulla base delle risultanze investigative, il gip ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di circa 9,8 milioni di euro per reati tributari, 1,8 milioni per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e 6 milioni per riciclaggio e autoriciclaggio. 

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