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quale impatto sulla guida?

Dopo l'incidente risulta positivo alla cannabis, ma il conducente viene assolto

In foto: repertorio (Pexels)
repertorio (Pexels)
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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È il 30 ottobre del 2024 quando un 33enne di Cattolica, che lavora nel settore della ristorazione, rimane coinvolto in un lieve incidente stradale a Riccione, lungo viale Veneto. Sottoposto ad analisi biologiche, dagli esami emergono tracce di cannabinoidi riconducibili a un'assunzione precedente. La situazione si complica il 21 dicembre, quando la Prefettura di Rimini gli dispone la sospensione della patente per un anno sulla base della riforma dell'articolo 187 del Codice della strada, voluta dal ministro Salvini. Tuttavia, la nuova norma era entrata in vigore solo il 14 dicembre, ossia un mese e mezzo dopo l'incidente.

I difensori dell'automobilista, gli avvocati Stefano Caroli e Sara Arduini, contestano immediatamente l'applicazione retroattiva di una disciplina penale sfavorevole. Ma c'è un nodo ancora più sostanziale: la sola presenza di metaboliti nel sangue non prova che, nel momento in cui si era messo al volante, l'automobilista fosse effettivamente in stato di alterazione, poiché le sostanze possono rimanere rilevabili anche a distanza di tempo.

Dopo una prima decisione del Giudice di Pace che sentenzia la restituzione della patente al 33enne, il Tribunale penale di Rimini lo ha assolto: la positività agli esami c'era, ma sarebbe venuta meno la prova dell'impatto effettivo sulla guida. Un'interpretazione in linea con quanto stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 10 del 2026, secondo cui il nuovo articolo 187 è legittimo, ma va letto in modo restrittivo, richiedendo una vicinanza temporale tra l'assunzione e la guida tale da generare un rischio concreto per la sicurezza stradale. Per conoscere le esatte motivazioni della sentenza, però, bisognerà attendere 90 giorni.

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