Desertificazione commerciale. Gnassi (Pd): bocciate le nostre proposte
Le serrande che si abbassano nel cuore delle città sono un problema grave ma le proposte di sostegno alle botteghe presentate dal Partito Democratico sono state puntualmente bocciate dal Governo. A dirlo è il deputato democratico della commissione Attività produttive, Andrea Gnassi.
"Il problema della desertificazione commerciale dei nostri centri storici è serio - attacca l'ex sindaco di Rimini in Aula -, ma questa legge lascia soli imprese e sindaci, senza un euro di risorse. E la maggioranza ha respinto anche tutte le proposte che non costavano nulla allo Stato: la bocciatura dei nostri emendamenti a sostegno delle attività commerciali delle botteghe nei centri storici del nostro del nostro Paese dimostra a tutto tondo la cecità di questa maggioranza. Chiedevamo tra le altre cose due strumenti: il primo, quello che permetteva ai Comuni di promuovere accordi territoriali per favorire condizioni di locazione sostenibili per le attività commerciali e artigiane nei centri storici; il secondo, la possibilità di prevedere agevolazioni sui tributi locali per i proprietari che affittano a condizioni concordate i locali destinati alle attività commerciali nei centri storici. Il livello degli affitti, infatti, è una delle prime cause di chiusura delle botteghe che vengono sostituite da grandi catene e fondi. Non lo dice il Pd, ma le associazioni di categoria che abbiamo audito".
Secondo il deputato se "per le case esiste il canone concordato previsto da una legge del 1998 costruito su accordi locali tra proprietari e inquilini" per i locali commerciali invece "non esiste nulla di analogo. I commercianti italiani fanno fatica a tirar su la saracinesca, ma la maggioranza si rifiuta di vedere questa emergenza. Eppure a dirlo sono anche gli amministratori che provengono dalla stessa destra. E' stato addirittura cancellato il fondo da 300 milioni di euro l'anno per la riqualificazione del commercio di vicinato previsto dalla legge quando fu presentata nel 2022. Un grave errore, perché invece si dovrebbe dare una mano concreta a questo tessuto produttivo così importante per il nostro Paese: un tessuto sociale e identitario che tiene vive le nostre città” conclude Gnassi.










