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omicidio Paganelli

Dassilva torna sul banco dei testimoni: "Manuela copre qualcuno o se stessa"

In foto: Louis Dassilva a colloquio con il suo avvocato Riario Fabbri (foto Migliorini)
Louis Dassilva a colloquio con il suo avvocato Riario Fabbri (foto Migliorini)
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 3 min
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Torna sul banco dei testimoni Louis Dassilva, unico imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli. Il 36enne senegalese terminerà oggi la sua audizione, sospesa per limiti di tempo nella scorsa udienza.

Prima di Dassilva, è stato chiamato a deporre il colonnello Paride Minervini, consulente della difesa incaricato di ricostruire l'azione omicidiaria: "L'impugnatura dell'assassino ci dice che è destrimane, uno il fendente fatale, scagliato con una certa forza, dall'alto verso il basso. Difficile stabilire l'altezza dell'omicida. Vittima e assassino erano in posizione frontale. Il coltello, così come impugnato, non è opera di una persona esperta o di un militare, come invece è stato Dassilva. Sferrare 29 coltellate può essere compatibile con una certa resistenza della vittima e con uno scontro tra vittima e aggressore"

Dopo una pausa disposta dalla Corte, è il momento di Louis Dassilva, che riprende a rispondere alle domande del pubblico ministero Daniele Paci. "Io e Manuela, dopo l'omicidio, in molte occasioni ci siamo visti di nascosto nel garage, ma soltanto all'interno del palazzo". Il pm, invece, gli contesta che si siano incontrati anche lontano da via del Ciclamino, come si evince da alcune intercettazioni in auto risalenti al 10 maggio 2024. "Manuela mi chiedeva spesso un aiuto economico, perché aveva i conti correnti bloccati e non stava lavorando in quel periodo e io quando potevo le davo del denaro. Lei voleva continuare a vedermi, insisteva e io cercavo di prendere tempo. Valeria già prima dell'omicidio mi faceva delle domande su Manuela, forse aveva dei sospetti". Stando ad un'intercettazione ambientale in carcere, Valeria dice a Louis: "Se le davi i soldi (a Manuela, ndr) era perché l'amavi, perché c'era un sentimento. Manuela mi diceva che quando suo marito sarebbe tornato a casa, la sua libertà sarebbe finita".

Il giorno prima dell'omicidio, Louis scrive a Manuela: "Casa, agisci". "Cosa voleva dire?", chiede il pm. "Era un consiglio dato a Manuela su come comportarsi con i familiari del marito", risponde Louis. "Perché ho scritto a Manuela: 'Scelgo 100 volte te'? L'ho fatto perché a casa sua nessuno le diceva parole dolci. La Bianchi per me era solo un'amante, come lo sono state altre donne. Ho sempre cercato di nascondere a mia moglie tutte le mie relazioni extraconiugali". Sui riti voodoo richiesti da Louis contro il pm e gli investigatori della Mobile: "L'ho fatto perché in quel periodo mi sentivo puntato, non solo dal pm e dagli investigatori della Mobile, ma anche dai giornalisti. Da noi il voodoo, che fa parte della nostra cultura, viene usato nel senso che se io ho questa sensazione di essere puntato e messo in mezzo, allora cerco di allontanarli e mandarli via. Se ho mai pensato di scappare dall'Italia nel novembre 2023? Mai, io credevo nella Giustizia".

Inizia il controesame dell'imputato da parte della difesa. "La mattina del 4 ottobre, dopo che Manuela mi ha avvisato che c'era una signora che si era fatta male in garage, sono sceso in ascensore al -1 e quando sono arrivato c'erano Manuela e un condomino, Ion. Manuela per me era una relazione di sesso e non ho mai cambiato idea. Le sue amiche le consigliavano di divertirsi. Manuela voleva scappare con me, ma io le ho sempre detto che l'amore da parte mia non c'era. La mattina del 4 ottobre io non mi trovavo già in garage, era nel mio appartamento. Manuela copre qualcuno o copre se stessa. Io non ero lì sotto, è lei che è venuta a chiamarmi. Non ha detto la verità".

 

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