oltre 500 lavoratori a rischio
Crisi Coop 134. Petitti e Parma (PD) sollecitano l'attivazione di un tavolo
In foto: un veicolo Coop 134
di Redazione
La crisi di Coop 134, storica cooperativa sociale del territorio riminese, desta grande preoccupazione. Oltre 500 dipendenti complessivi, di cui circa 220 nel riminese, si trovano di fronte a un futuro incerto (vedi notizia). La cooperativa ha comunicato alle organizzazioni sindacali una situazione economica così grave da non consentirle di proseguire l'attività nel 2027.
"Per comprendere questa crisi occorre ricostruirne le origini e individuare le responsabilità - dichiara Emma Petitti, vicesegretaria regionale del PD e consigliera regionale - Da anni i lavoratori della cooperativa, impegnati nei servizi di igiene ambientale appaltati da Hera attraverso il sistema dei consorzi, rivendicano il riconoscimento del trattamento economico previsto dal contratto collettivo del settore, anziché quello delle cooperative sociali, meno favorevole. Una battaglia sindacale e giudiziaria che ha portato a sentenze favorevoli ai lavoratori, fino alla Corte di Cassazione nel 2025, con il riconoscimento di differenze retributive maturate negli anni.
Oggi quei contenziosi pesano sulla situazione economica della cooperativa. Ma sarebbe un paradosso inaccettabile se una battaglia per ottenere il riconoscimento di un diritto finisse per provocare la perdita del posto di lavoro proprio a chi quel diritto lo ha conquistato. Non possiamo attribuire ai lavoratori la responsabilità di questa situazione.
Occorre invece interrogarsi sulle condizioni economiche degli appalti, sulle scelte compiute dalle cooperative e dai consorzi e sulle responsabilità dei committenti.
Se un servizio pubblico viene affidato a condizioni economiche che non consentono di riconoscere ai lavoratori le retribuzioni dovute, significa che qualcosa non ha funzionato nell'intera filiera degli affidamenti.
È quindi importante che tutti i soggetti coinvolti contribuiscano, ciascuno per le proprie competenze e responsabilità, alla ricerca di una soluzione. È necessario innanzitutto avere un quadro chiaro e condiviso della situazione economica della cooperativa e delle sue prospettive. Allo stesso tempo, occorre avviare un confronto con Hera e i consorzi interessati per approfondire anche le condizioni economiche e contrattuali degli appalti e individuare possibili percorsi di salvaguardia occupazionale. Un impegno al quale anche le istituzioni territoriali, i Comuni interessati, ATERSIR e la Regione possono offrire il proprio contributo, nell'ambito delle rispettive competenze.
Per Emma Petitti "è necessario aprire immediatamente un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti e le organizzazioni sindacali, con obiettivi precisi: salvaguardare i posti di lavoro, garantire il pagamento delle retribuzioni, degli arretrati riconosciuti e del TFR, assicurare la continuità dei servizi e utilizzare, dove necessario, le clausole sociali per tutelare l'occupazione. Non dimentichiamo inoltre che Coop 134 svolge un'importante funzione sociale di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, che deve essere salvaguardata.
Questa vicenda pone anche un problema più generale sulla sostenibilità degli appalti pubblici. Il risparmio sui servizi non può essere ottenuto comprimendo i diritti e le retribuzioni di chi lavora. Non possiamo accettare che i lavoratori paghino due volte: prima con salari inferiori a quelli dovuti e poi con il rischio di perdere il posto di lavoro.
La tutela dei diritti e la salvaguardia dell'occupazione devono procedere insieme. È questa la responsabilità che oggi tutti i soggetti coinvolti sono chiamati ad assumersi.
Oggi quei contenziosi pesano sulla situazione economica della cooperativa. Ma sarebbe un paradosso inaccettabile se una battaglia per ottenere il riconoscimento di un diritto finisse per provocare la perdita del posto di lavoro proprio a chi quel diritto lo ha conquistato. Non possiamo attribuire ai lavoratori la responsabilità di questa situazione.
Occorre invece interrogarsi sulle condizioni economiche degli appalti, sulle scelte compiute dalle cooperative e dai consorzi e sulle responsabilità dei committenti.
Se un servizio pubblico viene affidato a condizioni economiche che non consentono di riconoscere ai lavoratori le retribuzioni dovute, significa che qualcosa non ha funzionato nell'intera filiera degli affidamenti.
È quindi importante che tutti i soggetti coinvolti contribuiscano, ciascuno per le proprie competenze e responsabilità, alla ricerca di una soluzione. È necessario innanzitutto avere un quadro chiaro e condiviso della situazione economica della cooperativa e delle sue prospettive. Allo stesso tempo, occorre avviare un confronto con Hera e i consorzi interessati per approfondire anche le condizioni economiche e contrattuali degli appalti e individuare possibili percorsi di salvaguardia occupazionale. Un impegno al quale anche le istituzioni territoriali, i Comuni interessati, ATERSIR e la Regione possono offrire il proprio contributo, nell'ambito delle rispettive competenze.
Per Emma Petitti "è necessario aprire immediatamente un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti e le organizzazioni sindacali, con obiettivi precisi: salvaguardare i posti di lavoro, garantire il pagamento delle retribuzioni, degli arretrati riconosciuti e del TFR, assicurare la continuità dei servizi e utilizzare, dove necessario, le clausole sociali per tutelare l'occupazione. Non dimentichiamo inoltre che Coop 134 svolge un'importante funzione sociale di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, che deve essere salvaguardata.
Questa vicenda pone anche un problema più generale sulla sostenibilità degli appalti pubblici. Il risparmio sui servizi non può essere ottenuto comprimendo i diritti e le retribuzioni di chi lavora. Non possiamo accettare che i lavoratori paghino due volte: prima con salari inferiori a quelli dovuti e poi con il rischio di perdere il posto di lavoro.
La tutela dei diritti e la salvaguardia dell'occupazione devono procedere insieme. È questa la responsabilità che oggi tutti i soggetti coinvolti sono chiamati ad assumersi.
Dichiara Alice Parma, consigliera regionale dell’Emilia-Romagna e vice capogruppo Pd: “La vertenza di Coop 134 rappresenta un passaggio delicato per l’economia e il tessuto sociale del nostro territorio. Parliamo di oltre 500 lavoratrici e lavoratori, di cui più di 200 attivi nella sola provincia di Rimini, tra cui persone appartenenti a categorie fragili e soci della cooperativa stessa, che oggi affrontano un clima di incertezza. È indispensabile garantire trasparenza e un confronto continuo con le rappresentanze sindacali”, , intervenendo sulla crisi della cooperativa sociale.
“La cooperazione sociale svolge un ruolo di valore pubblico: la salvaguardia del lavoro e il benessere dei soci devono restare al centro delle decisioni – prosegue la consigliera regionale –. Nell'assemblea sindacale dei giorni scorsi, i lavoratori hanno chiesto chiarimenti sull'andamento economico e sul recupero dei crediti, risposte necessarie per delineare prospettive solide”. Al momento Coop 134 si trova in condizioni economiche tali da mettere a rischio i posti di lavoro per il 2027, non potendo garantire la prosecuzione delle attività.
Alice Parma evidenzia inoltre la vicenda contrattuale e il tema degli appalti dei servizi pubblici, come l'igiene ambientale e le manutenzioni: “Al centro di questa situazione ci sono anche le vertenze nate nel settore dell'igiene ambientale. Negli anni, i lavoratori hanno chiesto di applicare il contratto di categoria anziché quello delle cooperative, ottenendo stipendi più adeguati. È stata una battaglia che ha trovato piena conferma con la sentenza della Corte di Cassazione del 2025 e il definitivo riconoscimento degli arretrati”.
“Questa vicenda dimostra la necessità di rivedere i meccanismi delle esternalizzazioni: quando le gare d'appalto non tutelano il valore reale del lavoro, le criticità si scaricano su chi opera quotidianamente sul campo. Gli enti pubblici e le stazioni appaltanti sono chiamati a fare la propria parte con responsabilità”, aggiunge la consigliera.
“È prioritaria l’attivazione rapida di un tavolo istituzionale che metta a confronto il CdA della cooperativa, i sindacati, i committenti e la Regione Emilia-Romagna. I capisaldi da garantire sono chiari: la salvaguardia dell'occupazione attraverso l'applicazione puntuale delle clausole sociali nei cambi d'appalto, la regolarizzazione delle spettanze dovute ai lavoratori e la tutela della funzione di inclusione sociale che Coop 134 svolge per la nostra comunità”, conclude Alice Parma.
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