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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA

"Colpirne cento per arricchirne uno". Partiamo dalle proteste sul tema casa

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di
Carlo Alberto Pari
   
Tempo di lettura 5 min
Tempo di lettura 5 min

L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari

Credo di avere coniato nel titolo una nuova citazione, credo sia una sintesi di ciò che è accaduto negli ultimi decenni, e forse, uno dei motivi del preoccupante ed enorme astensionismo al voto.


Oggi comunque, parlerò della casa, un bene economico primario per ogni essere umano. Accade anche questo in Europa, una signora di 87 anni, dopo avere abitato per circa 70 anni nella stessa abitazione in affitto (così ci raccontano) , viene sfrattata e portata via in barella. Due settimane dopo è deceduta. Il Governo spagnolo ha cercato di evitare problematiche simili, proponendo due decreti sul tema, bocciati dal parlamento, anche per questo, la Spagna andrà al voto e la signora di 87 anni, è divenuta un simbolo della protesta. In Italia, soprattutto le generazioni nate negli anni 50/60/70 del secolo scorso, magari facendo sacrifici, rinunciando alle vacanze, agli aperitivi, ai concerti, magari con l’aiuto dei genitori, sono riuscite in larghissima maggioranza a comprarsi un’abitazione. Nel nostro Paese, circa il 75% della popolazione vive in una casa di proprietà, finalmente, anche se non sul podio, siamo ai vertici in Europa per qualcosa di positivo! Partiamo però da chi non ha avuto la fortuna di realizzare questo sogno, che è tale se la casa è una villa ben strutturata costruita in un posto comodo e sicuro, o un appartamento di grande prestigio, altrimenti, la definirei una necessità. Partiamo dal dire, almeno a mio modesto avviso, che per coloro che non sono proprietari di una casa dove vivere, il famoso “superbonus” che sembra abbia massacrato le già disastrate casse pubbliche, è stato una vera mannaia. Semplificando, ha permesso di ristrutturare le case a pochi proprietari (rispetto al numero globale, che non hanno ovviamente nessuna colpa, hanno solo utilizzato una legge dello Stato), di fatto, gratuitamente o quasi, a carico della fiscalità generale, quindi, anche di coloro che una casa non sono mai riusciti a comprarla, il tutto, senza neppure una valutazione sul reddito del proprietario, o una verifica sulle sue consistenze finanziarie (salvo gli ultimi periodi di validità)! Evito commenti, scrissi un articolo quando la norma venne promulgata, parole al vento. Eppure, tale operazione è stata approvata quasi in coro, forse, perché nessuno vuole rischiare di perdere voti. Di certo, quando paga “Pantalone”, è difficile trovare contrari, ma “Pantalone” siamo tutti noi e vista la situazione debitoria del Paese, ogni spesa andrebbe valutata e ponderata, in tanti casi, contrastata con veemenza, perché i debiti e le conseguenze che ne conseguono, rimarranno anche per chi non li ha contratti, ergo, per le generazioni future!

 

Per il Super bonus si parla di più di 100 miliardi di costo effettivo, se fosse esatto o anche molto vicino alla realtà, sarebbe veramente assurdo, in un Paese che non riesce a finanziare adeguatamente, anche a causa del debito pubblico, tanti servizi essenziali come la sanità universale. Di certo, quei denari si potevano eventualmente investire in nuove costruzioni di edilizia pubblica, per soddisfare le necessità dei cittadini che non hanno ancora una casa, visto che nel nostro Paese, la quota di case popolari corrisponde, salvo errori, a circa il 3,8 % sul totale delle abitazioni, in Francia il 16,8 nel Paesi Bassi il 37%! Aggiungo inoltre, che su circa 825.000 alloggi di edilizia popolare, oltre 60.000 non sono abitabili o abitati. Al riguardo i fortunati proprietari, emergono significative difficoltà di mantenimento, recenti indagini indicano che una percentuale molto importante li evidenzia come un problema grave, per circa il 40% è una delle spese maggiori del bilancio familiare.  La “colpa non è delle case”, acquistate molto spesso con i sacrifici di una vita e che permangono un investimento fondamentale, il problema dei costi di mantenimento sempre più invasivi rispetto ai redditi, ha un nome e cognome: normative sul precariato e sui licenziamenti, tassazione elevata sul lavoro, contratti di scarso valore economico, inflazione che a differenza del passato non è più recuperabile automaticamente, pensioni mediamente scarse, in età avanzata e persino con la perequazione parzialmente ridotta sulle più fortunate. E tanto altro!

Ecco da dove deriva il conio della mia citazione inserita nel titolo. Viste le enormi diseguaglianze create in questi ultimi decenni, viste le normative sopra elencate, che in alcuni casi hanno contribuito a ridurre remunerazioni e diritti dei lavoratori, pensionati, cittadini senza una casa ed altri; viste di converso le remunerazioni abnormi di pochi altri, esplose negli ultimi anni senza alcun limite e con progressività fiscale discutibile, ad esempio quelle di svariati manager, personaggi dello sport, dello spettacolo, dei media, in alcuni casi, nonostante presumibili finanziamenti pubblici a supporto delle aziende elargitrici; visto tutto questo, sarcasticamente, ho variato una triste citazione del passato, adeguandola all’attualità: “ COLPIRNE CENTO PER ARRICCHIRNE UNO”. 

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