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incontro sul suolo

Ambientalisti lanciano l'allarme: Rimini già cementificata per il 63%

In foto: Il prof Pilleri insieme ad Arianna Lanci di Lipu
Il prof Pilleri insieme ad Arianna Lanci di Lipu
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Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
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Oltre cento persone hanno preso parte all’incontro pubblico “Dalla parte del suolo”, che ha visto come protagonista il professor Paolo Pileri, docente al Politecnico di Milano e tra i massimi esperti della materia. La serata si è articolata in due momenti: la divulgazione e il dibattito.
Nella prima parte si è chiarito che cos’è davvero il suolo: "un ecosistema invisibile - è stato spiegato -, il più fragile e insieme il più vitale del pianeta, grande regolatore climatico e custode di un terzo della biodiversità terrestre, habitat di miliardi di organismi che permettono alle piante di vivere, riserva preziosa d’acqua e fonte di quasi tutto il cibo di cui ci nutriamo".


Alla luce di questo, i dati sul consumo di suolo pesano come macigni. L’Emilia-Romagna è la prima regione cementificatrice d’Italia: nel solo 2023-2024 ha perso 1.013 ettari di suolo, il 13,1% del consumo nazionale. E di quei 1.013 ettari, oltre il 70% (721 ettari) è stato consumato in aree a media pericolosità idraulica: si continua a costruire proprio dove il rischio è più alto. La Provincia di Rimini ha aggiunto altri 24 ettari in un anno, mentre lungo la costa la situazione è ormai al limite: a Rimini oltre il 63% del suolo entro trecento metri dal mare è già cementificato, a Cattolica quasi il 70%.


Il problema, ha spiegato Pileri, è prima di tutto culturale. "Per chi governa il territorio, e per buona parte degli urbanisti, il suolo resta una superficie piatta, priva di valore in sé: conta solo ciò che vi si costruisce sopra. Non a caso si parla di “uso” e di “destinazione”, ma mai del suolo per quello che è".
Tra i dati più allarmanti ricordati, lo stralcio delle misure più ambiziose del Piano nazionale di ripristino della natura (Prn), chiesto dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) con il plauso dei costruttori: "un Piano previsto in attuazione del Regolamento
europeo sul ripristino della natura, a tutela della biodiversità e per la neutralità del degrado dei terreni. Nessun sindaco si è opposto. Nessuno.
Eppure gli strumenti per difendere il suolo esistono, e sono due. Il primo è il Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2024, sul ripristino della natura, che modifica il Regolamento (UE) 2022/869 e impegna gli Stati membri a invertire il degrado degli ecosistemi. Il secondo è la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), introdotta in Italia con la Legge 167/2025, che obbliga a misurare preventivamente gli effetti sociali e ambientali delle nuove leggi sulle giovani generazioni e su quelle future. Conoscerli e pretenderne l’applicazione è il primo passo".

Nel dibattito si è parlato anche di due progetti che riguardano da vicino il Comune di Rimini: l’ampliamento della fiera e il nuovo mercato ittico all’ingrosso di via Sinistra del Porto, grazie alla presenza dei rappresentanti dei due comitati cittadini. Un momento di ascolto e condivisione su una preoccupazione che attraversa l’intera città, non solo i residenti.
Preziosa”: così il pubblico ha definito la serata. "È ora più chiaro - spiegano i promotori Lipu Rimini, Monumenti Vivi Rimini, dnA Rimini, Wwf Rimini, Legambiente Valmarecchia, Arti in Cantiere - perché sia necessario passare al consumo zero. Zero, non riduzione: basta compromessi, è il tempo delle soluzioni. Ma serve cultura, servono conoscenze per porre le domande giuste ad amministratori, tecnici
e urbanisti. È l’invito che raccogliamo da Pileri: dotarci degli strumenti per incidere in modo giusto e adeguato, perché la politica torni ad ascoltare la Natura e a mettere al centro il bene comune. Noi non ci fermiamo".

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