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norma 'iniqua e confusa'

Affitti brevi, il Consiglio dei Ministri impugna la legge dell'Emilia Romagna

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di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Gio 12 Feb 2026 16:13 ~ ultimo agg. 17:03
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Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge regionale dell'Emilia Romagna sugli affitti brevi. La legge era stata approvata il 17 dicembre, dopo che la Corte Costituzionale aveva affermato la piena titolarità di un'altra regione, la Toscana, a intervenire in materia di affitti brevi. La legge prevede l'introduzione della destinazione d'uso urbanistica "locazione breve", alla quale devono adeguarsi tutte le unità immobiliari utilizzate per affitti brevi, che devono inoltre rispettare rigorosi standard di sicurezza, igiene, efficienza energetica e conformità degli impianti. Alle Amministrazioni locali è affidato il potere di limitare le percentuali di locazioni brevi, introdurre ulteriori criteri di qualità edilizia e utilizzare la leva fiscale.

Commenta il presidente della Regione Michele De Pascale: ""Si tratta dell'ennesimo segnale di scarsa cultura istituzionale e costituzionale del Governo Meloni. La Corte Costituzionale ha già ben argomentato la piena titolarità a legiferare delle Regioni sugli affitti brevi nel caso della Regione Toscana, ma il Governo continua ad usare l'impugnativa, opponendosi, come uno strumento politico e non come una prerogativa costituzionale. Se invece di boicottare le iniziative regionali mettessero in campo qualcosa di concreto sul diritto alla casa o sugli incentivi alla riqualificazione alberghiera, forse sarebbe meglio".

"Era una scelta necessaria. Non solo legittima, ma doverosa - commenta Elena Ugolini, presidente del gruppo regionale di Rete Civica - Si tratta di una norma che ho criticato fin dall’inizio perché iniqua, confusa e penalizzante per tanti piccoli proprietari che operano nel pieno rispetto della legge nazionale e sono regolarmente iscritti al CIN (Codice Identificativo Nazionale). Un provvedimento che, dietro lo slogan del “mettere ordine”, invece di limitarsi a definire un quadro regionale entro cui i Comuni possano eventualmente fissare un tetto agli immobili destinati agli affitti brevi, fatti salvi i diritti già acquisiti, introduce una disciplina urbanistica complicata, piena di contraddizioni e con profili di retroattività che avrebbero inevitabilmente aperto la strada a ricorsi e contenziosi".

Prosegue la Ugolini: "Persino in Commissione era stato riconosciuto che il provvedimento non avrebbe risolto la questione. Restano fuori dal dibattito le vere leve strutturali: il recupero del patrimonio inutilizzato, il rafforzamento dell’edilizia residenziale pubblica e un sistema che renda più sicuro e sostenibile l’affitto di lungo periodo. Si è scelta una strada ideologica e punitiva, che rischia di colpire chi è in regola senza offrire soluzioni concrete a studenti, lavoratori e famiglie. Si è parlato di regolamentazione, ma si è prodotto un testo che complica la vita ai cittadini e crea ulteriore incertezza".

In attesa del pronunciamento della Corte costituzionale la Ugolini ribadisce "che le istituzioni devono stare dalla parte dei cittadini: difenderli, non metterli nella condizione di doversi difendere dalle istituzioni".

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di Andrea Polazzi
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