Abusi e verbali aggiustati, la Procura mette sotto accusa il "metodo" del Nucleo
Un modus operandi consolidato, fondato su controlli in abiti civili, auto senza contrassegni e la mancata identificazione come forze dell'ordine. È la ricostruzione della Procura di Rimini sull'operato degli otto agenti della polizia Locale finiti sotto inchiesta, tutti appartenenti allo stesso nucleo operativo.
Sarebbero dodici in totale gli episodi controversi contestati dagli inquirenti. Il più drammatico riguarda un uomo arrestato e trasportato verso il Comando: lasciato sui sedili posteriori ammanettato con le mani dietro la schiena, senza cintura di sicurezza e senza un agente al suo fianco, in preda all'agitazione si era lanciato dall'auto in corsa ai 70 chilometri orari, riportando gravi fratture. Nel verbale, invece, gli agenti avrebbero attestato che il fermato era stato assicurato con le cinture. In un altro intervento notturno, un giovane, che aveva scambiato gli agenti in borghese per un taxi, era stato accusato di resistenza e arrestato. La ricostruzione della Procura parla invece di un cittadino immobile sul marciapiede e del tutto collaborativo.
E ancora: controlli aggressivi con manette sventolate in faccia a cittadini poi denunciati per rifiuto di fornire le proprie generalità, con la versione dei vigili che verrebbe smentita da alcuni video. Infine, verbali di servizio ritenuti da chi indaga alterati o inventati, compresa la certificazione di piantonamenti in ospedale mai eseguiti. Un quadro ora al vaglio del gip per le valutazioni sulle sospensioni dal pubblico servizio richieste dal pubblico ministero.










