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L'editoriale della domenica

2 giugno 1946: referndum, Repubblica o Monarchia, ma non solo!

In foto: cabina elettorale
cabina elettorale
di Carlo Alberto Pari   
Tempo di lettura 3 min
Dom 31 Mag 2026 07:31 ~ ultimo agg. 29 Mag 10:40
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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari


La Festa della Repubblica, commemora anche il Referendum del 2 giugno 1946. Sono passati ottant’anni, ma sembrano secoli. Se si proponesse oggi un
Referendum simile, credo che farebbe sorridere, come si può scegliere tra una Monarchia ed una Repubblica? Mi domando, esiste ancora qualcuno nella società
moderna, che voterebbe per essere sottomesso alla superiorità di un uomo o di una donna su tutti gli altri, prostrandosi al suo passaggio, come segno di deferenza o peggio sudditanza? Forse, visto ciò che accade nel Mondo, la risposta potrebbe anche stupire. Ed allora, mi pongo un’ulteriore domanda: come si diventa Re?
Non parlo di coloro che lo sono diventati per successione, anche se la cosa mi fa un poco sorridere, parlo di quelli che per primi nella discendenza hanno acquisito il titolo. Certamente i percorsi non sono tutti uguali, ma usualmente, hanno vinto delle elezioni, oppure delle sanguinosissime lotte interne ed esterne anche fratricide? Hanno acquisito i meriti per disegno divino o con le guerre? Hanno elargito benessere alla povera gente e quindi sono stati proclamati, oppure hanno
preso il potere con la forza bruta, imponendo “gabelle” per il mantenimento del Regno, ergo degli eserciti, che peraltro, servivano anche a tenere le genti
sottomesse? Lascio le risposte alle riflessioni del lettore. Comunque, ottant’anni addietro, la monarchia perse il Referendum con una differenza abbastanza risicata
e, peraltro, tra molte contestazioni. In sostanza, milioni di persone ambivano a rimanere “sudditi”, canalizzate da diversi esponenti e formazioni più o meno
politiche. Oggi, rifletto sulle grandi masse che seguono alcuni spettacoli o gli eventi sportivi, in molte situazioni, ben oltre un normale svago, ciò accade quando si dedica una parte estremamente importante di ciò che abbiamo di più prezioso nella vita, il tempo; quando si è disposti a spendere una significativa quota di ciò che si guadagna con fatica e soprattutto, quando si è disposti persino a lottare fisicamente tra “tifosi”, a volte fino alla tragedia, il tutto, per un’ effimera ed insignificante palla, fuori, dentro o oltre una rete. Appare incomprensibile o se si preferisce, irrazionale. In questi casi, penso che lo svago sia divenuto un “valore” fondamentale per la vita di tante persone, forse, un surrogato dei valori dilapidati dai paradigmi del tempo. Di certo, la data del 2 giugno 1946 ha segnato la storia, non solo per la nascita della Repubblica, ma per un altro evento concomitante, ed a mio avviso, altrettanto importante, lo definirei un traguardo sociale, morale, civile e persino umano: fu la prima CONSULTAZIONE POLITICA NAZIONALE A SUFFRAGIO UNIVERSALE CON LE DONNE VOTANTI ED ELEGGIBILI. Anche su questo fatto mi pongo delle domande: chi aveva deciso che in base al sesso si poteva distinguere la popolazione umana, quindi, una parte superiore ed una inferiore? Un abominio, derivante non solo da una profonda ignoranza, ma da una squallida e brutale necessità di sopraffazione, senza alcuna plausibile, razionale ed intelligente giustificazione. Purtroppo, tutto questo accade anche oggi, nella distinzione delle “razze umane”, o “dei popoli”, tra i quali qualcuno pensa ancora di essere “superiore”, in palese antitesi con la scienza, la cultura, la storia, l’antropologia. Una ferita profonda che continua a sanguinare, soprattutto, quanto i successori di vittime innocenti, brutalmente e barbaramente sacrificate in un passato prossimo, diventano carnefici nel presente, in un irrazionale e tribale percorso, peraltro mai sopito, di una cospicua parte dell’umanità.

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di Redazione