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arrestato un 22enne

La 20enne stuprata fuori dalla disco: "Ero pietrificata, piangevo e lo imploravo di smettere"

In foto: repertorio
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 13 giu 2022 15:34 ~ ultimo agg. 14 giu 10:43
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Violentata nel vialetto che conduce al parcheggio della discoteca, dietro uno dei cespugli, in una zona buia in modo che nessuno potesse vedere cosa stava accadendo. E’ lì che nella notte tra sabato e domenica, intorno alle 3.20, si è consumato un rapporto sessuale completo contro la volontà della vittima, una ragazza 20enne arrivata al Malindi di Cattolica in compagnia di due amiche.

Una di loro all’interno del locale ha incontrato un amico albanese, a sua volta in compagnia di altri amici, così i due gruppi hanno trascorso parte della serata insieme. Dopo aver ballato un po’, riso e scherzato, uno degli albanesi, un 22enne residente del Pesarese, ha chiesto alla 20enne di uscire per fare due chiacchiere in un posto più tranquillo. Una proposta accettata dalla giovane, che non poteva immaginare cosa le sarebbe accaduto di lì a poco.

Stando al racconto dettagliato fornito dalla vittima ai carabinieri della tenenza di Cattolica, non appena usciti dal locale lui le ha stretto le mani sui fianchi e l’ha condotta nel vialetto in ghiaia che porta al parcheggio principale. Poi l’ha afferrata per un braccio e trascinata dietro un cespuglio. La ragazza ha fatto giusto in tempo ad inviare un messaggio d’aiuto in codice ad un amico su WhatsApp. Poche lettere per fargli capire che era in pericolo. Ma l’sms non è stato letto in tempo e il cellulare le è caduto. A quel punto è iniziata la violenza.

L’albanese prima l’ha palpeggiata ovunque, poi l’ha sbattuta a terra, sbottonandole i jeans e sfilandole gli slip. Lei ha provato a difendersi, ad allontanarlo, ma contro la prestanza fisica di quel ragazzo muscoloso e alto un metro e ottanta non ha potuto fare di più. Durante la violenza “ero come pietrificata, piangevo e lo imploravo di smetterla, di lasciarmi andare, ma lui ha continuato. Gli ho ripetuto più volte che mi stava facendo male, di fermarsi, ma era come se non ascoltasse”.

Appena l’albanese si è rilassato, la 20enne ha avuto la forza di toglierselo di dosso, ha raccolto i vestiti e telefonato ad una delle amiche. E’ a lei che per prima ha raccontato della violenza subita. Nel frattempo al Malindi sono arrivati anche due amici della vittima – tra cui quello a cui era stato inviato l’sms d’aiuto – che avevano trascorso la serata nel locale vicino, il Bikini. Tempo di capire cosa fosse successo che è iniziata la caccia al gruppo di albanesi. Gli amici della vittima e quelli del presunto stupratore sono entrati in contatto all’esterno del locale. Anche il 22enne albanese, arrivato in un secondo momento, avrebbe preso parte alla zuffa colpendo con un pugno in testa e un calcio un amico della 20enne, poi trasportato in ospedale e dimesso con una prognosi di 4 giorni per un lieve trauma cranico e una ferita all’arcata sopraccigliare.

Alle 4.20, all’arrivo dei carabinieri cattolichini, la vittima, tremante e in lacrime, sorretta dalle amiche, ha denunciato lo stupro. A sostegno del suo racconto anche il referto medico dell’ospedale Infermi di Rimini, che parla di abrasioni compatibili con una avvenuta violenza sessuale e una prognosi di 15 giorni.

Dopo aver sentito gli amici e le amiche delle 20enne e quelli del presunto stupratore, i militari dell’Arma hanno rintracciato il 20enne albanese a casa dello zio, nel Pesarese. Con un certa strafottenza e volgarità il giovane ha respinto tutte le accuse e parlato di un rapporto consenziente. Su disposizione del pm della procura di Rimini Annadomenica Gallucci è stato arrestato per violenza sessuale e lesioni personali e condotto nel carcere riminese dei Casetti. Martedì, assistito dall’avvocato Marco Defendini del Foro di Pesaro, verrà sottoposto all’interrogatorio di garanzia.