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Montefiore

Casa per detenuti e disabili, Amministrazione contraria

In foto: uno scorcio di Montefiore
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 24 feb 2022 09:19
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Ieri la notizi che la Comunità Papa Giovanni XXIII ha deciso di aprire a Montefiore Conca, una casa di accoglienza per disabili e detenuti che potranno espiare la pena in alternativa al carcere. Progetto per cui è già stato siglato un contratto per l’affitto dello storico ex convento delle Suore Maestre Pie dell’Addolorata.
In serata è arrivata una nota da parte del Comune di Montefiore Conca sull’apertura del nuovo centro, in cui si ribadisce la contrarietà al progetto sia da parte dell’Amministrazione che dei firmatari del comitato Montegiore paese Libero. Contrarietà che nasce, si legge nella nota, per l’inadeguatezza degli spazi e non per l’attività proposta dall’associazione.
Di seguito la nota integrale:
L’Amministrazione comunale di Montefiore Conca ha appreso che la Comunità Papa Giovanni XXIII ha raggiunto un accordo per la locazione dello storico ex convento delle Suore delle Maestre Pie dell’Addolorata, con l’intenzione di realizzare nei suoi locali un centro CEC, Comunità Educante con Carcerati, destinato ad accogliere detenuti e ragazzi disabili. Nonostante la contrarietà espressa  dall’amministrazione comunale e dagli oltre 100 firmatari della petizione promossa dal comitato “Montefiore Paese Libero”, prendiamo atto di questa decisione, ribadendo l’inadeguatezza del luogo scelto.  
L’immobile è infatti situato nel cuore del nostro centro storico, abitato da meno di cento persone, con un’alta percentuale di anziani e di famiglie con minori. Gli esigui spazi all’aperto fruibili da parte degli occupanti della struttura, sono solamente un terrazzo e un piccolo giardino, che a nostro avviso danno poche possibilità ai potenziali occupanti di godere di spazi adeguati all’aperto.  Sottolineiamo, come la nostra contrarietà non riguardi tanto l’attività portata avanti dalla Papa Giovanni XXIII, che è senza dubbio meritoria e degna del nostro plauso.
A non convincere l’Amministrazione comunale è piuttosto la location scelta per l’apertura del centro, che a nostro modo di vedere per le sue caratteristiche mal si presta alla realizzazione di una simile attività, ed è per questo motivo che esprimiamo forti preoccupazioni in merito alla sua realizzazione. Nel mese di novembre il tema dell’apertura del nuovo centro era stato argomento di un incontro pubblico, tenutosi presso il Teatro Malatesta, in cui si erano avute idee contrastanti da parte dei cittadini presenti, sulla scelta proposta dalla comunità. In seguito, l’Amministrazione comunale aveva preso posizione pubblicamente, attraverso un comunicato stampa, manifestando le proprie perplessità e suggerendo alla Papa Giovanni XXIII di trovare soluzioni alternative al di fuori del centro storico, rispetto a quella dell’ex convento. Attività, alla quale aveva fatto seguito una lettera aperta, firmata da alcuni operatori della Parrocchia di San Paolo Montefiore, favorevoli al progetto.
Infine, nel mese di dicembre si era giunti all’approvazione di una Delibera di Consiglio con la quale, pur manifestando apprezzamento per l’attività promossa dall’associazione, la maggioranza dei Consiglieri ribadiva forti perplessità sul luogo prescelto per l’apertura del CEC affermando che: “… Montefiore Conca è un piccolo borgo dell’entroterra riminese, che fa parte, assieme ad altri tre comuni riminesi, dell’associazione dei “Borghi più belli d’Italia” e al contempo per le sue caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche rientra a pieno titolo nell’associazione “Bandiere Arancioni”. La vocazione turistica del suo caratteristico borgo medievale e le politiche turistiche che si stanno attuando negli ultimi anni, mal si coniugano con la scelta di individuare nell’ex convento la struttura ideale in cui realizzare la comunità educante con i carcerati (CEC). –
Il progetto e il suo obiettivo sono certamente lodevoli e apprezzati dall’intera comunità montefiorese, che manifesta infatti il proprio “NO”, non allo stesso, su cui esprime il massimo apprezzamento ma alla scelta del luogo, collocato nel pieno centro del paese e caratterizzato da antiche dimore storiche che accolgono diverse attività turistiche ricettive e tra cui si inseriscono l’antico palazzo Cavalli e l’ex convento donato da Suor Maria Gentile Cavalli nel 1890 alle maestre Pie dell’Addolorata, per far sì che in quel luogo “le fanciulle avessero assistenza ed ammaestramento”.
In conclusione, l’Amministrazione ci tiene a precisare come allo stato attuale  non sia pervenuta alcuna richiesta formale di autorizzazioni da parte dei nuovi locatori; siamo di fronte ad una decisione di natura privatistica che contrasta palesemente con il dissenso manifestato dalla cittadinanza e dal Consiglio Comunale e auspichiamo che in Provincia di Rimini si possa trovare una soluzione più consona ed adeguata alle esigenze del CEC.