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L'antenna della discordia

Antenna Coriano. Il comitato attacca: poca trasparenza dalla giunta

In foto: l'antenna a Coriano
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 11 feb 2022 12:00
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A Coriano torna a far discutere l’antenna per la telefonia installata a fianco del cimitero nel dicembre del 2020. In una nota, il Comitato sorto per tutelare il patrimonio ambientale e culturale cittadino punta il dito sull’amministrazione accusandola di “totale mancanza di trasparenza e di comunicazione con la cittadinanza“. Il comune infatti, a quanto riporta il Comitato, avrebbe fatto ricorso contro il vincolo posto sull’area dalla Soprintendenza. “Sollecitata dal nostro Comitato – si legge – la Soprintendenza alle Belle Arti di Ravenna, preso atto che l’opera pregiudica gravemente quel patrimonio culturale e paesaggistico e affermando di non aver mai ricevuto alcuna richiesta di parere o autorizzazione, in data 9 Febbraio 2021 ha assunto un provvedimento che prevede lo smantellamento dell’antenna e il ripristino totale dei luoghi nelle condizioni in cui si trovavano prima dell’intervento eseguito dalla società Windtre S.p.A. Il provvedimento è ora in mano alla Direzione Generale delle Belle Arti di Roma che è l’istituzione competente e predisposta ad assumere una decisione finale a partire da quanto esposto e denunciato dalla Soprintendenza di Ravenna, la quale ha successivamente adottato, alla fine del 2021, un secondo e diverso provvedimento ovvero l’apposizione di un vincolo archeologico e architettonico sul Cimitero e sul Castello al fine di mettere sotto tutela i due manufatti e dare maggior forza culturale e giuridica alla propria richiesta di smantellamento dell’antenna.” Il Comitato evidenzia anche che lo scorso dicembre la Giunta ha dato incarico ad un legale di presentare un “ricorso ex art. 16, Decreto Legislativo 42/2004”. E “il richiamato articolo 16 – spiega ancora il Comitato – è proprio quello che prevede la possibilità di fare ricorso contro i provvedimenti di apposizione dei vincoli o più precisamente, citando la legge stessa, l’accertamento dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico di manufatti, beni mobili, immobili, ecc“. “Tutto questo – conclude il Comitato – avviene nella più totale mancanza di trasparenza e di comunicazione con la cittadinanza alla quale non è concesso sapere nulla, nessun aggiornamento, nessuna comunicazione, tutto si svolge nelle stanze chiuse del Palazzo di Piazza Mazzini. Noi invece riteniamo che i corianesi abbiano il sacrosanto diritto di sapere cosa sta facendo la Giunta su questo tema e come sta spendendo i soldi della casse pubbliche“.