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omicidio brutale a bellariva

Ucciso a calci e pugni in hotel. L'assassino: "Mi costituisco", ma sparisce ancora

In foto: due dei componenti della spedizione punitiva ripresi dalle telecamere
di Redazione   
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mer 1 dic 2021 13:21 ~ ultimo agg. 2 dic 11:05
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Sarebbe dovuto atterrare all’aeroporto Marconi di Bologna, dove ad attenderlo c’erano gli uomini della Squadra Mobile di Rimini, invece di lui nessuna traccia. E’ ancora ricercato il 45enne bosniaco, accusato di omicidio volontario aggravato in concorso per aver massacrato di botte lo scorso 3 novembre, all’interno di un hotel di Bellariva, Antonino Di Dato, 45 anni campano, l’affiliato alla camorra morto dopo nove giorni di agonia all’ospedale Bufalini di Cesena.

Il bosniaco aveva fatto sapere, tramite il suo legale, alla Procura della Repubblica di Rimini e agli investigatori della Mobile, di volersi costituire. I poliziotti si sono presentati all’aeroporto Marconi nel giorno e all’ora indicate, ma sul volo proveniente dal paese d’origine del presunto killer, dove non esistono accordi di estradizione con l’Italia, il ricercato non si è mai imbarcato. Un dietrofront inatteso, che aggrava ulteriormente una posizione processuale resa ancora più critica dalle deposizioni dei testimoni del brutale pestaggio di Di Dato, avvenuto per un debito da 7.500 euro.

Finora sono stati tre gli arresti operati dalla Squadra mobile, guidata dal vice questore aggiunto Mattia Falso: si tratta di Bruno Francesco Cacchiullo, tarantino, ora ai domiciliari; Costantino Lomonaco da Taormina e il croato Ivan Dumbovic, entrambi in carcere. Stando alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli, i tre avrebbero preso parte alle spedizione punitiva nei confronti di Di Dato, riempito di calci e pugni alla testa e al torace per 25 interminabili minuti. Colpi che hanno provocato la morte del pregiudicato campano.

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