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chiesta l'espulsione

Va in questura e scoprono che ha il permesso revocato. Nuovi guai per il violentatore

In foto: la questura di Rimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
sab 26 giu 2021 14:28 ~ ultimo agg. 16:33
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Quando si è recato all’Ufficio immigrazione della questura di Rimini per chiedere informazioni sul permesso di soggiorno di un parente, gli agenti lo hanno invitato a favorire un documento di riconoscimento e, al termine di un rapido controllo, hanno scoperto che il suo permesso di soggiorno era stato revocato dopo la condanna, inflitta lo scorso aprile dal tribunale collegiale di Rimini, a 3 anni e 4 mesi di reclusione per violenza sessuale ai danni di una studentessa riminese di 23 anni.

Un pakistano di 57 anni, titolare di un negozio di kebab in centro a Rimini, ieri pomeriggio è finito nuovamente guai. Nei suoi confronti, infatti, il questore di Rimini, Francesco De Cicco, ha richiesto il provvedimento di espulsione motivato dalla “pericolosità sociale” dell’uomo, nel frattempo preso in custodia dagli agenti e accompagnato al Cpr (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) di Brindisi, dove rimarrà in attesa della decisione delle autorità.

Apparentemente i primi guai con la giustizia per il pakistano risalgono alla notte tra il 25 e il 26 ottobre del 2018. E’ all’interno del suo negozio che conosce una universitaria riminese all’epoca dei fatti 23enne. Di ritorno in treno da Ravenna, dove studia, la giovane decide di fermarsi a mangiare un kebab. In attesa che il suo panino sia pronto, inizia a chiacchierare del più e del meno con il pakistano. Che si mostra particolarmente simpatico e gentile. La studentessa ammette di essere molto stanca e allora lui la invita a prendere un tè a casa sua. Sulle prime lei rifiuta, poi si fa convincere e, dopo poco, lo segue nel suo appartamento. Una volta entrata, lui chiude la porta a chiave e inizia ad avvicinarsi con insistenza. Lei cerca di scansarlo, ma niente. Inizialmente sono bacini e carezze, che poi però si trasformano in una vera e propria violenza sessuale.

Il pakistano la spoglia a forza e la costringe a fare la doccia insieme a lui. Il resto sono ripetuti atti sessuali che la giovane studentessa è costretta a subire fino al mattino seguente, quando riesce a fuggire e chiedere aiuto. La vittima non ha mai avuto dubbi nel riconoscere il suo stupratore, che in passato era già stato rinviato a giudizio per un episodio analogo. Il gip Vinicio Cantarini, nell’ordinanza di custodia cautelare, risalente al dicembre del 2018, ritenne il pakistano ideatore di “uno schema criminale ben collaudato, basato sulle proprie capacità di persuasione tese a conquistare la fiducia delle vittime”. Al termine del processo di primo grado, la richiesta della Procura era stata di 8 anni e mezzo di reclusione: all’uomo veniva contestata non solo la violenza sessuale aggravata, ma anche il sequestro di persona. Da quest’ultimo capo d’imputazione fu assolto, mentre per la violenza fu condannato a 3 anni e 4 mesi.

Proprio in seguito a quella condanna, al pakistano, classe ’64, era stato revocato il permesso di soggiorno. Avrebbe dovuto lasciare il nostro Paese, invece il 57enne si trovava ancora a Rimini. Fino a ieri, quando il suo ingresso all’Ufficio immigrazioni per chiedere delle semplici informazioni gli è costata una richiesta di espulsione che questa volta dovrebbe essere definitiva.

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