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Ricerca di San Patrignano

Il Covid non ferma la droga: consegnata a casa durante il lockdown

In foto: la comunità di San Patrignano
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mer 23 giu 2021 10:06 ~ ultimo agg. 10:26
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Lo hanno chiesto ai 156 ragazzi presenti all’interno della comunità ed entrati almeno dopo un periodo di lockdown all’esterno, da maggio 2020 a fine aprile 2021.Quale è stato il loro utilizzo di sostanze durante i mesi di clausura per il Covid? Ne è emerso che oltre il 90% di coloro che hanno risposto al sondaggio sono riusciti a procurarsi le sostanze anche durante il confinamento. E il 74,4%  l’ha ricevuta direttamente a casa.

I risultati della ricerca, dell’Osservatorio tossicodipendenza, sono stati resi noti dalla comunità in vista della  Giornata mondiale contro la droga in programma il 26 giugno.

Altro dato che emerge è la crescita del consumo di cocaina

Nel periodo preso in considerazione, erano entrati in comunità in tutto 193 ragazzi, ma quando il questionario è stato somministrato, 37 di loro avevano lasciato il percorso. Rispetto al totale dei 156 ragazzi ancora presenti nel periodo di compilazione del sondaggio, sono stati 150 coloro che hanno aderito alla ricerca (126 ragazzi e 24 ragazze).

Di questi 150, ben 137 (91,3%) hanno fatto uso di sostanze anche in periodi di restrizione e confinamento in casa. “Se il dato poteva essere immaginabile visto il richiamo della dipendenza, – sottolinea il responsabile terapeutico Antonio Boschinioggi è quindi confermato da quanto riportato dai ragazzi della comunità in un test anonimo, con un’attività di spaccio e di acquisto che non ha trovato freni nonostante il periodo”. Un uso che è rimasto costante per il 41,6%, aumentato per il 28,5% e diminuito per il 29,2%.

Rispetto chi ha fatto uso di sostanze, l’80,3% degli intervistati ha detto di essere uscito di casa per andare a comprare le sostanze, il 74,4% degli stessi l’ha ricevuta comodamente fra le mura domestiche, mentre solo l’8% di questi l’ha acquistata direttamente sul web.

l’83,2 % ha fatto uso di cocaina, il 73% di alcool, il 62% di cannabis e il 35% di eroina.

Dalla ricerca emerge anche che il 40,9% dei ragazzi aveva pensato di abbandonare l’idea di affrontare il percorso di recupero a causa dei lockdown. “Una percentuale che ci lascia immaginare che diversi ragazzi, a causa della chiusura della comunità, abbiano potuto desistere dal provare a entrare, continuando a far uso di sostanze”, sottolinea Boschini. Gran parte dei ragazzi di San Patrignano, il 48%, ha trovato supporto all’interno della cerchia familiare.

Nel lasso di tempo preso in considerazione gli ingressi sono stati solo 241, a fronte degli oltre 400 degli anni passati. La sostanza più utilizzata è la cocaina, pari al 96%, dato mai così alto in questi ultimi cinque anni di redazione dell’Osservatorio. E’ salita anche la percentuale di utilizzatori della cannabis, pari al 90,9%, mentre l’ecstasy, al 46%, ha addirittura sorpassato l’eroina, al 45,6%. Seguono la ketamina, al 34,4%, in costante ascesa negli ultimi anni, le amfetamine, 29,5%, e gli allucinogeni, 28,6%. Per quanto riguarda la modalità di utilizzo, rispetto cocaina ed eroina, solo il 24,5% dei nuovi accolti ha utilizzato le sostanze per via iniettiva, mentre la quasi totalità l’ha assunta per via inalatoria (96,7).

Altro dato che emerge è l’aumento del crack. “Il notevole incremento della cocaina come dipendenza primaria è trainato dal crescente uso di cocaina fumata (crack), che provoca molta più dipendenza della cocaina inalata – spiega ancora il dottor Antonio Boschini.

Da notare che la cannabis è la dipendenza primaria per l’8,3% dei nuovi entrati, percentuale mai così alta negli ultimi cinque anni e che lo scorso anno era solo al 5,6%. Da notare anche come continui ad essere una costante la problematica della poliassunzione, con il 90,9% dei nuovi entrati che ha utilizzato in maniera continuativa più sostanze, dato in crescita rispetto allo scorso anno quando era all’85,8%.

E il problema tossicodipendenza, sottolinea la comunità, continua a colpire indirettamente anche i bambini: delle 241 persone entrate in percorso, ben 51 (il 21,2%) hanno lasciato a casa almeno un figlio.

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di Lamberto Abbati