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La risposta a Erbetta

Tamponi e tracciamento, l'Ausl Romagna chiarisce. Collaborazione con Esercito e privati

In foto: Un paziente sottoposto a tampone drive thru
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 12 nov 2020 16:59 ~ ultimo agg. 17:22
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In merito alle segnalazioni che stanno emergendo in questi giorni relative alle tempistiche per l’effettuazione e refertazione dei tamponi per covid, e ad alcune relative polemiche, il Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl Romagna chiarisce alcuni aspetti.

Il numero di tamponi effettuati in Romagna è triplicato negli ultimi mesi, collocandosi attualmente attorno a trentamila a settimana, con punte di oltre seimila tamponi processati al giorno, a seguito dell’aumento molto significativo di casi da verificare. Questo forte incremento, unitamente alla difficoltà, in alcuni momenti, a reperire i reagenti necessari all’esecuzione delle analisi, ha portato  ad un rallentamento nei tempi di raccolta e processazione dei tamponi, che – specifica l’Ausl – non è in alcun modo ascrivibile a “questioni economiche” o a “tagli”, come sostenuto tra l’altro dal consigliere comunale Erbetta di Rimini (vedi notizia), che non vi sono stati.

Per testimoniare come l’Azienda ha investito e continui ad investire risorse per potenziare il servizio, si cita oltre all’incremento dei tamponi, l’assunzione di personale sanitario e tecnico assistenziale aggiuntivo per specifiche necessità collegate all’emergenza epidemiologica; ad oggi sono presenti in azienda oltre 1.240 operatori (di cui oltre 100 medici) con contratti di lavoro attivati per l’emergenza covid. Un certo numero di questi contratti, che era in scadenza a fine anno, è stato prorogato per 36 mesi. A fronte di questo di questo sforzo, l’Azienda si scontra con la scarsità di medici ed operatori sul mercato del lavoro, che ne rende difficile il reperimento, non certo per responsabilità aziendali, tanto che vi è la massima attenzione ad individuare professionisti non appena terminano la necessaria formazione, per assumerli.

Il Dipartimento si muove per priorità, privilegiando i tamponi necessari per il tracciamento (cioè i contatti stretti delle persone positive che emergono dalle indagini epidemiologiche) e le persone sintomatiche. Questo con l’evidente obiettivo di limitare il propagarsi della patologia, pur comprendendo bene il disagio di coloro che vedono tardare di qualche giorno il tampone “di negativizzazione” che serve per essere dichiarati guariti.

In aggiunta a ciò, in collaborazione col Laboratorio di Pievesestina, si sta predisponendo una differenziazione tra i “classici” tamponi molecolari, da adibire al tracciamento ed ai positivi, e tamponi antigenici, più rapidi, da utilizzarsi per le campagne di screening che vengono periodicamente effettuate (su personale sanitario, strutture per anziani, forze dell’ordine…), e per i tamponi di negativizzazione. Questo dovrebbe riportare i tempi di refertazione a tempi più brevi. Inoltre per aumentare la capacità di “raccolta” dei tamponi, si sta attivando una collaborazione con l’Esercito che già nei prossimi giorni porterà all’apertura di un terzo drive trhu a Riccione. Sono infine già operativi accordi con privati che hanno portato alla processazione, da parte loro, di ulteriori 500 tamponi al giorno, e nel giro di pochi giorni ulteriori accordi consentiranno di processarne altri 2.000.

Sul tema specifico delle scuole, non si capisce cosa intenda Erbetta con “protocolli sbagliati”, in quanto in Romagna vengono applicati i più rigorosi protocolli mirati a contemperare nel modo più equilibrato possibile il diritto alla salute con quello all’istruzione e alla socializzazione dei giovani. Basti pensare, rispondendo con questo anche al consigliere regionale Andrea Liverani, che dal primo settembre per le scuole sono stati effettuati oltre 19.500 tamponi. A ciò si aggiunga, sempre a tutela dei ragazzi e delle loro famiglie, che la Regione Emilia Romagna ha attivato la possibilità, per gli allievi di ogni ordine e grado e per i loro congiunti, di eseguire test sierologici in farmacia, oltre ad aver messo in campo lo screening del personale scolastico prima dell’avvio dell’attività didattica. Attività questa che non risulta effettuata da tutte le Regioni.

L’Azienda si dice comunque sempre a disposizione per fornire corrette informazioni sul proprio operato.

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