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"il centuplo è già assicurato"

Il Vescovo scrive ai giovani degli Angeli Custodi: non temete di donare la vita

In foto: il funerale di don Giorgio Dell'Ospedale
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 9 nov 2020 14:04
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Ha sentito i giovani della comunità parrocchiale sofferenti, ma allo stesso tempo colmi di gratitudine e li ha voluti raggiungere con una lettera piena di speranza. A pochi giorni dal funerale di don Giorgio Dell’Ospedale il vescovo di Rimini Monsignor Francesco Lambiasi ha scritto una lettera al GG, il gruppo giovani della parrocchia degli Angeli Custodi di Riccione. E’ tornato a tracciare il profilo spirituale del sacerdote, paragonandolo a quello di don Lorenzo Milani e ha invitato i ragazzi e le ragazze a “non resistere” al richiamo della vocazione. Una lettera per la comunità riccionese, ma un invito estendibile a tutti i giovani della Diocesi.

 

la lettera

Carissimi giovani,
Mentre continuano ad accavallarsi dentro di me le ondate intrise di pianto e di un canto dolce e pacato del solenne, struggente funerale dell’amatissimo DON – una festa davvero bella, vero?! –
desidero scrivere proprio a te, che lo hai stimato e seguito. Per questo vorrei condividerti quanto più mi sta a cuore: per la nostra Chiesa, per la tua parrocchia, ma ancor più per la tua vita.
Davvero non ce la faccio proprio a dire che il DON ci ha lasciato. Sono sicuro che anche tu continui a sentirlo vivo, anzi più vicino e più intimo di prima. Sono altrettanto sicuro che ricorderai quanto ho detto di lui all’omelia del funerale. Ho tentato di mettere in luce il segreto della sua esistenza: di uomo e di prete. La sua scelta di seguire Gesù e di lasciare tutto per amore suo non è stata una strada di morte, ma di vita. E di vita a 3 b: bella, buona, beata. Non una strada di rinuncia, ma di offerta. Non di perdita, ma di guadagno. Non di infelicità e di noia ammorbante, ma di gioia e incontenibile felicità. E’ vero e stupendo: una vita fiorisce solo nel dono di sé. Una scelta che non l’ha impoverito. Ma l’ha reso un uomo esuberante di vita. Un cristiano rigoglioso di senso. Un prete stracolmo di travolgente entusiasmo. Il DON che hai potuto incontrare è diventato tale perché ha avuto l’umiltà di rispondere a quella chiamata al dono di sé – questa è la vocazione – tanto affascinante quanto esigente. Ha avuto il coraggio di andare controcorrente: impetuosamente, generosamente. Eppure, anzi proprio per questo, alla fine non si è trovato con un pugno di sabbia in mano. La sua vita è stata così densa di passione, di amore, di gustoso sapore, che ha parlato anche a te, e ha portato il sole del Vangelo nella tua vita. Così la scelta di questo pastore innamorato, amico sensibile, costruttore di comunità, è diventata feconda per il cammino di tanti. La vocazione non è una emozione. E neppure una commozione, per quanto sincera. È tutta una questione di amore. Da parte di Gesù la vocazione è per noi il dono del più grande amore: gratuito e immeritato. È solo Lui che ti può affascinare al punto da farti ‘perdere la testa’ per la sua persona e da resettare sogni e progetti per corrispondervi. E la risposta a tanto amore è fatta di altrettanto amore: grato e disinteressato. Allora, permettimi: non temere di donare la tua vita, come ha fatto don Giorgio, e, sul suo esempio, anche qualche altro giovane della vostra comunità. Se l’hanno fatto loro, perché non puoi farlo anche tu?! La tua vita non può essere a tuo uso e consumo. Saresti un dono sprecato!
Durante il funerale, più volte mi è come passata davanti l’immagine di don Lorenzo Milani, quasi in sovrimpressione con quella del DON. Forse perché ho ritrovato su Google
come è scoccata la prima scintilla della vocazione del prete di Barbiana. Era il 3 giugno 1943. Il giovane Lorenzo aveva circa 20 anni. Ebreo figlio di Ebrei, era stato battezzato da grande. Era
iscritto all’Accademia di Brera, e sognava di fare il pittore. Ma era in profondo travaglio interiore. Quel giorno si recò dal suo padre spirituale, don Raffaello Bensi, il quale se lo portò dietro per
recarsi in visita al capezzale di un prete moribondo. Camminarono insieme per un’ora e mezza e, racconta don Raffaello: «Arrivati dal prete lo trovammo morto. Lorenzo lo guardò e dopo un lungo silenzio disse: “Io devo prendere il suo posto”». Poco dopo entrò in seminario. Carissimo/a, se il Signore ti sta chiamando al matrimonio, non temere di dirgli di sì. E non
temere neppure di dirgli di sì se ti sta chiamando a lasciare tutto e a seguirlo sulla strada della vita sacerdotale o consacrata. Non aver paura: il ‘centuplo’ è già assicurato. Parola di don Giorgio! E tu che ne pensi? Mi piacerebbe riparlarne a tu x tu, e con gli amici del vostro Gruppo ‘Giovane’.

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