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L'auto che viaggia col sole

Emilia 4, la ricerca riminese per la mobilità del futuro


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In foto: Emilia 4 in Australia
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
mer 18 nov 2020 15:21 ~ ultimo agg. 20 nov 08:04
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Rimini l’ha conosciuta “di persona” nell’ottobre 2018, quando Emilia 4 è stata esposta in piazza Cavour dopo il successo all’American Solar Challenge, gara per vetture solari in cui ha percorso 2700 chilometri tra le montagne rocciose sfruttando solo l’energia solare e senza mai ricaricare le batterie alla rete elettrica.

Un prototipo nato dall’esperienza del Team Onda Solare, che dallo sviluppo artigianale di prototipi a propulsione solare, grazie all’Università di Bologna, ha portato a un progetto di ricerca vero e proprio finanziato dalla Regione grazie ai fondi Por Fesr. E tra le eccellenze che il progetto Onda Solare in questi anni ha messo insieme ci sono anche protagonisti riminesi.

E’ riminese il professor Giangiacomo Minak, docente di progettazione meccanica e costruzione di macchine, che fa parte di entrambi i Centri Interdipartimentali di Ricerca Industriale dell’Università di Bologna che hanno lavorato al progetto: il Ciri Aerospace il Ciri Meccanica avanzata e Materiali, che ha una sede al Tecnopolo di Rimini.

il professor Minak

Dopo avere seguito le performances sportive dei vari prototipi di Emilia, il professor Minak è entrato ufficialmente nell’avventura di Emilia 4 lavorando alla progettazione della parte strutturale.
Per Emilia 4 il CIRI MAM del Tecnopolo di Rimini nello specifico si è occupato dello sviluppo di diverse parti del prototipo come ruote e sospensioni.

Ma oltre a questo il Tecnopolo riminese ha avuto un ruolo fondamentale anche nel favorire la creazione del network tra enti pubblici e privati che ha sostenuto il progetto: proprio il gruppo riminese SCM, con il suo Centro di Ricerca, è stato partner tecnologico capofila del progetto e ha realizzato i modelli per gli stampi di parti del veicolo.

Un progetto che ha portato al coinvolgimento diretto di altre aziende riminesi come la Lucchi, specializzata in motori speciali e da sempre in contatto con la ricerca universitaria, che ha partecipato alla costruzione dei motori progettati dal dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi” di Bologna.

Più in generale, progetti come Emilia 4 aiutano a generare importanti potenzialità che possono essere sfruttate dalle imprese del territorio: “Si creano competenze nella progettazione strutturale coi materiali compositi e nella laminazione, nello sviluppo si sistemi fotovoltaici avanzati, motori e batterie. Tutti i ragazzi che ci hanno lavorato – spiega il professor Minak – hanno una marcia in più per l’impiego, in particolare nel settore della mobilità elettrica ma non solo. E questo alla lunga migliorerà la capacità di innovazione del tessuto industriale”.

Dopo il successo negli Stati Uniti, Emilia 4 è stata adattata alle esigenze del nuovo World Solar Challenge in Australia del 2019, modificando la parte aerodinamica, alleggerendo il peso dei pannelli solari e togliendo la parte in titanio per renderla interamente in materiale composito. In Australia Emilia 4 si è presentata come una delle auto più leggera della sua categoria. Un inconveniente tecnico, con l’auto in buona posizione, ha indotto Emilia 4 allo stop, ma conseguendo poi il terzo posto nella graduatoria di valutazione dei progetti.

Emilia 4 in piazza a Rimini nel 2018

Il presente

Il progetto Onda Solare di Emilia 4 oggi ha la sua evoluzione nel progetto Team Save, sempre in ambito Por Fesr e con la stessa rete di protagonisti.

“Ci dedichiamo ad alcune tecnologie abilitanti in cui Emilia 4 diventa un banco di prova”, spiega il professor Minak. Tra queste anche “l’utilizzo di fibre riciclate, in un’ottica di economia circolare. In questo caso anticipiamo addirittura il mercato, perché la fibra di carbonio non è ancora tanto diffusa da avere problemi come rifiuto industriale, ma noi ci preoccupiamo già di come riciclarla”.

Il problema Covid creerà qualche inevitabile ritardo ma senza interrompere il progetto. “Le attività pratiche di laboratorio e prototipazione sono state posticipate e anticipate quelle di progettazione. Dobbiamo usare più il cervello per ovviare alla parte di interazioni che stiamo perdendo”.

A fianco dello sviluppo dell’esperienza di Emilia 4 per le competizioni internazionali, che danno comunque la possibilità di misurarsi con i migliori progetti da tutto il mondo, c’è il tema dello sviluppo dell’auto solare come soluzione concreta per la mobilità del futuro.

Il futuro

“Secondo il mio parere – spiega il professore –la direzione da cercare è ridurre il costo di questi veicoli, ed è assolutamente possibile”. Il Covid ha fatto slittare l’omologazione di Emilia 4 per circolare in strada. Ma gli ambiti di applicazione ci sarebbero già: “Immaginiamo spazi grandi ma delimitati, come porti e aeroporti. Ma anche la zona mare di Rimini potrebbe essere l’applicazione ideale per questi veicoli, che potrebbero sfruttare tutto il Parco del Mare”.

“E’ chiaro che non potranno mai sostituire le vetture che usiamo per i grandi spostamenti. Per favorire lo sviluppo di questi veicoli andrebbe ripensata la mobilità, cosa veramente ci serve. Se in certi ambiti, come la mobilità urbana, pensassimo a veicoli più leggeri che vanno più piano potremmo tranquillamente utilizzare i concetti che stanno dietro a Emilia 4. Dei miei colleghi stanno lavorando a progetti di autobus, che hanno una superficie più ampia per il fotovoltaico. Ma lo si può immaginare anche in termini di stazioni dove si ricaricano le batterie. Il punto chiave di tutto questo è una politica energetica complessiva, un ripensamento dei mix energetici che utilizziamo senza santificare l’una o l’altra fonte”.

Ed è grazie anche all’impegno dei ricercatori emiliano-romagnoli e riminesi che l’auto solare non è più oggi solo una curiosità ma una soluzione pronta per essere pensata come risposta a diverse esigenze di mobilità moderna e sostenibile.

“Si può avere la versione come quadriciclo leggero che fa i quaranta chilometri all’ora, per uso completamente urbano. Con l’omologazione da quadriciclo pesante, invece, si può pensare a una velocità fino a 90 all’ora. Un obiettivo assolutamente adeguato – commenta il professor Minak –e che, tranne in autostrada, andrebbe bene dappertutto. Quindi potrebbe andare bene anche per mobilità di 40-50 chilometri quotidiani, che sono quelle che coinvolgono gran parte della popolazione”.

Si può ipotizzare una data in cui veicoli di questo tipo possano entrare a far parte della mobilità quotidiana nelle nostre città? Qualcosa all’orizzonte si intravede: “Quanto tempo ci vorrà, non è dato sapere. Ma visto che la mobilità elettrica si sta indirizzando verso auto di dimensioni più contenute, può darsi che non manchi tantissimo”.

il prototipo oggi


Per saperne di più:

www.tecnopolorimini.it

Via Dario Campana, 71 Rimini
0541/21847

centri.unibo.it/frame/it

www.unirimini.it

ondasolare.com

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