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lunedì 26 ottobre 2020
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Crisi o opportunità?

Non sarà gratis

di Andrea Turchini   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
dom 18 ott 2020 10:18 ~ ultimo agg. 10:18
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Ci risiamo!
Ce lo potevamo aspettare, nonostante le rimozioni collettive e le illusioni estive.
Siamo dentro la cosiddetta seconda ondata e, mentre si tenta di trovare le soluzioni al problema del contenimento del contagio, sono partiti i litigi e le proteste da parte di chi si sente penalizzato per le scelte compiute o anche semplicemente ventilate.

Io non ho da proporre soluzioni semplici al problema che ci affligge, e non invidio coloro che sono al governo e sono chiamati a gestire questa vicenda drammatica, ma una cosa ormai l’ho compresa: uscire da questa situazione non sarà gratis; ci sarà un prezzo da pagare! La differenza sarà data da chi e da come lo pagheremo.

Lo ha già detto più volte il Papa e non dico nulla di originale: questa crisi può diventare una tragedia epocale se permangono gli egoismi e la cultura dello scarto che ha caratterizzato il nostro tempo, oppure può diventare una grande opportunità per ripartire con uno spirito rinnovato: dipende da noi, da tutti noi! Dipende anche da me!

Ascoltando la radio mentre ero in auto, ho sentito di una sentenza di tribunale che ha imposto al proprietario di un immobile di diminuire la rata d’affitto di un ristorante, secondo il principio che, davanti ad una crisi che coinvolge tutti, tutti devono pagare qualcosa e non solo chi ha il rischio dell’impresa. Mi è sembrata una sentenza giusta: ma siamo davvero disponibili a pagare tutti un pochino? E io cosa sono disponibile a pagare, cosa sono disponibile a mettere in gioco?

Credo che la tensione emergente di questi giorni, a fronte di annunci di possibili restrizioni, sia dovuta al fatto che alcune categorie si sentono particolarmente penalizzate, mentre altre sembrano maggiormente garantite.
Se siamo sulla stessa barca, come ha affermato papa Francesco in quel memorabile intervento in piazza san Pietro il 27 marzo scorso, occorre che questa vicenda divenga una straordinaria esperienza di solidarietà e condivisione. Come sarebbe bello se non ci fosse bisogno di un tribunale che impone certe scelte, ma nascessero dal riconoscimento di un’esigenza che deriva dal legame umano e sociale che condividiamo?

E noi cristiani cosa possiamo aggiungere a questa esigenza di condivisione? Quale testimonianza concreta possiamo portare per illuminare evangelicamente una situazione tenebrosa come quella che stiamo vivendo e che ci prepariamo a vivere?

Dal blog Tecnodon

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