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prospettive e timori

Bonaccini: se necessario pronti a nuove restrizioni. Indino: sarebbe un disastro

In foto: Stefano Bonaccini e Gianni Indino
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
ven 9 ott 2020 17:04 ~ ultimo agg. 19:42
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Grande attenzione alla situazione epidemiologica e misure proporzionate alla situazione di contagi. Esclusi nuovi lockdown generalizzati ma su specifiche aree potrebbero avvenire e non sono da scartare neppure limitazioni di spostamento tra Regioni. Le parole pronunciate questa mattina in due distinte interviste dal presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini e dal Ministro Boccia preoccupano la Confcommercio. Il presidente provinciale Gianni Indino teme una nuova chiusura delle attività economiche e mette in guardia: “non ce lo possiamo permettere, sarebbe un disastro annunciato“. “Le aziende non possono essere trasformate in vittime sacrificali” conclude.

Ma quali sono state le parole di Stefano Bonaccini? Ai microfoni di Radio 24 il presidente della Conferenza delle Regioni ha detto: “Se il contagio aumenterà e troveremo situazioni più preoccupanti si dovrà essere pronti a eventuali maggiori restrizioni. Tutto dipende dai comportamenti che ognuno di noi adotta e dai controlli messi in campo“. Poco dopo il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, a Radio Capital, ha aggiunto: “Le limitazioni di spostamento tra le Regioni non possono essere escluse, non si può escludere nulla in questo momento. Dobbiamo difendere il lavoro e la salute a tutti i costi. La mobilità tra le regioni deve essere salvaguardata, ma la situazione dovrà essere monitorata giorno per giorno. Appena c’è una spia che si accende bisogna intervenire“.

L’intervento di Gianni Indino

Continuano i nostri timori per un possibile imminente lockdown delle attività economiche. Non solo ristoranti, bar e pub – spiega il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino – ma secondo indiscrezioni nel nuovo Dpcm in fase progettuale potrebbero essere inseriti anche negozi e palestre con chiusure anticipate. Non possiamo assolutamente permettercelo: un nuovo stop alle attività avrebbe enormi costi economici e sociali. Secondo la nota di aggiornamento del Def, con la reintroduzione di misure precauzionali, sia pure meno drastiche della scorsa primavera, l’Italia potrebbe ritrovarsi con un Pil negativo per oltre il 10,5%. In pratica un disastro annunciato.
Anche il presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, è intervenuto spiegando che se il contagio aumenterà si dovrà essere pronti a eventuali maggiori restrizioni. Un timore solo in parte mitigato dal prosieguo della sua intervista, in cui ha sottolineato che non ci sarà alcuna caccia alle streghe e che, nonostante sia fondamentale mantenere la massima attenzione sul contrasto ai contagi, non ci saranno chiusure lineari, ma dettate dalle condizioni di criticità dei vari territori. Ce lo auguriamo. Con questo virus, l’abbiamo capito, dovremo imparare a convivere almeno fino all’avvento del vaccino o di una cura. Servirà costantemente prudenza, ma se ci saranno davvero provvedimenti di chiusura sul piano nazionale, metteranno definitivamente in ginocchio l’Italia. Un Paese, lo voglio ricordare, nel quale la maggioranza dei lavoratori sono occupati nel terziario, proprio il settore più colpito, in particolar modo in tutta la filiera del turismo che ad agosto ha potuto giovarsi di un recupero, ma solo parziale.
Le aziende non possono essere trasformate in vittime sacrificali, tanto meno i pubblici esercizi in capri espiatori come accaduto all’inizio della pandemia. Anche per questo ancora una volta ci facciamo carico di fare arrivare agli imprenditori un ulteriore monito alla responsabilità, affinché seguano con puntualità i protocolli. Ma questa responsabilità deve essere anche necessariamente collettiva e individuale, condivisa con i cittadini, le istituzioni e le forze dell’ordine cui spetta l’onere dei controlli. In questo modo si può evitare che a qualcuno venga l’idea di prendere una scorciatoia come la chiusura anticipata di bar e ristoranti, che non sarebbe la soluzione al problema. Confcommercio, a tutti i livelli, continuerà ad adoperarsi affinché ciò non avvenga, per il bene delle attività, delle nostre famiglie e del nostro Paese”.

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