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la mobile sgomina baby gang

Terrorizzavano coetanei con aggressioni e rapine, fermati quattro minorenni

In foto: repertorio
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 19 ago 2020 15:44 ~ ultimo agg. 20 ago 14:59
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Si divertivano a terrorizzare i loro coetanei aggredendoli, minacciandoli, picchiandoli e persino rapinandoli. La Squadra Mobile di Rimini, diretta diretta dal Commisario capo Mattia Falso, dopo delicate e accurate indagini, ha sgominato una banda di minori che, sentendosi forse intoccabili per la loro giovane età, subito dopo la fine del lockdown aveva iniziato a seminare il panico tra i giovanissimi. Diversi, gravi episodi si sono consumati in centro, nell’invaso del ponte Tiberio, ritrovo abituale di gruppi di ragazzini.

I quattro minorenni, tre dei quali riminesi mentre uno originario della provincia di Napoli, hanno un’età compresa tra i 15 e i 17 anni. Durante le indagini è emersa una spiccata indole criminale, caratterizzata da atteggiamenti violenti e prepotenti per il solo gusto di sentirsi forti, tanto che le vittime erano arrivate al punto di dover modificare le loro abitudini quotidiane pur di scappare da coloro che per puro divertimento decidevano di farli oggetto di veri e propri soprusi. Aggressioni fisiche, anche violente, culminate in rapine di cellulari e soldi.

Un allarme sociale, quello delle baby gang, al quale gli uomini della questura di Rimini hanno voluto porre un freno. E’ sulla base delle indagini della Squadra Mobile riminese, che ha saputo comporre un quadro indiziario completo, che il gip del Tribunale per i Minorenni di Bologna ha emesso nei confronti dei quattro ragazzini il provvedimento della custodia domiciliare poiché “ritenuti gravemente indiziati dei delitti di rapina aggravata, lesioni personali aggravate e violenza privata”.

I reati contestati sono stati commessi all’inizio di luglio proprio a Rimini, all’indirizzo di minorenni ed in particolar modo di un 17enne riminese picchiato selvaggiamente. Dopo averlo colpito con schiaffi, calci e pugni, e persino con un casco da motociclista, il quartetto si era impossessato del suo cellulare, di un pacchetto di sigarette e di denaro contante. Un atteggiamento, quello posto in essere dalla baby gang, che mirava al riconoscimento di una supremazia non solo territoriale, come si evince da una delle ultime aggressioni, durante la quale un componente del gruppo avrebbe costretto la vittima ad inginocchiarsi al suo cospetto e chiamarlo “re del mondo”.

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di Redazione   
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