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Parla il dottor Paolizzi

Test sierologici: dopo positività, ferie o malattia prima del tampone?

di Andrea Polazzi   
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ven 29 mag 2020 12:31 ~ ultimo agg. 30 mag 11:15
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Anche nel riminese, come nel resto della Regione, la maggior parte delle nuove positività al covid sono di asintomatici che si sono sottoposti al test sierologico. Un test che già da qualche settimana i laboratori privati possono effettuare e che vedrà coinvolti, a partire da oggi, anche 57mila riminesi selezionati dalla Regione. C’è però un grosso freno al test (a cui l’adesione è su base volontaria): non è infatti chiaro se dopo l’eventuale positività e in attesa del tampone dell’Asl che certifichi se il virus è attivo, la quarantena del paziente sia assimilabile alla malattia dal punto di vista lavorativo. Molti sono dovuti ricorrere alle ferie.

A Tempo Reale, su Radio Icaro e Icaro Tv, il dottor Corrado Paolizzi, medico di base, ha spiegato che la sanità pubblica riconosce solo il valore del tampone. “In coda all’autorizzazione al test ai miei pazienti – spiega – io, come altri medici, scrivo che <<il paziente è a conoscenza che in caso di positività al test rapido verrà posto in isolamento domiciliare ed emesso dal medico di medicina generale (su richiesta dello stesso paziente) un certificato Inps con diagnosi di positività a sierologia per sars cov 2 in attesa di tampone faringeo. L’Inps potrebbe rifiutare tale diagnosi e non pagare tale periodo. L’assistito solleva il medico da tutte le problematiche derivanti dalla mancata accettazione>>”

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