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L'analisi di Confindustria

Quanto costa la fase2 alle aziende? Si teme riduzione di liquidità

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 28 mag 2020 18:20 ~ ultimo agg. 18:22
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Quanto è costato il lockdown alle aziende del territorio, e quanto costa l’adeguamento alla convivenza con il coronavirus nelle fabbriche e negli uffici romagnoli? Il Centro Studi di Confindustria Romagna, con l’aiuto e la collaborazione del dipartimento di scienze aziendali dell’Università di Bologna – Campus di Rimini, ha intervistato 200 imprese associate per capire come viene affrontata la fase 2. I costi variano dalle dimensione dell’azienda ma sono comunque importanti. Uno dei timori a breve termine per molti è quello della riduzione della liquidità. Quasi metà degli intervistati dichiara di avere subito finora danni pesanti.

La sintesi trasmessa da Confindustria:

Il 49% degli intervistati dichiara di aver subito effetti severi nel corso dell’emergenza di coronavirus, con una maggiore incidenza sulle aziende di piccole dimensioni. Per il 68% dei rispondenti, con il ricorso al lavoro agile si è riscontrata una bassa o nulla riduzione di produttività.

Il centro studi ha poi chiesto poi agli associati di provare a stimare la variazione del fatturato dei primi quattro mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: il valore medio della perdita di fatturato è stato per le piccole aziende pari a 15,8 milioni di euro, per le medie 21,5 milioni e 186 milioni per le grandi. Il 18% degli intervistati dichiara invece di aver avuto una variazione positiva.

L’incremento dei costi e degli investimenti dovuti all’adeguamento degli spazi e all’approvvigionamento dei dispositivi necessari alla convivenza con il coronavirus è legato alla dimensione aziendale: per le grandi aziende l’investimento medio è 252mila euro circa, per le medie è 26mila euro e per le piccole è 13mila euro; il costo mensile medio per le grandi aziende è pari a 33mila euro circa, per le medie è 9mila euro, per le piccole è 2mila euro. Tra le misure opzionali maggiormente adottate dalle aziende con la riapertura, vi sono l’aumento dei turni di pulizia dei luoghi di lavoro, la riduzione della presenza fisica dei lavoratori in azienda, la variazione degli orari e la modifica degli spazi fisici con barriere divisorie.

“Nonostante la crisi senza precedenti causata dall’emergenza sanitaria, le azioni intraprese dalle aziende per fronteggiare la situazione denotano un buon grado di resilienza da parte dei nostri associati – spiega il presidente di Confindustria Romagna Paolo Maggioli – che puntano a contrastare gli effetti del coronavirus innovando la produzione e aumentando gli investimenti in attività di marketing, in ricerca e sviluppo”.

Verificando infine quali fossero i maggiori timori delle aziende, l’indagine indica che la preoccupazione principale è una riduzione della liquidità per effetto della contrazione delle vendite sul mercato interno ed estero, e per i ritardati o mancati pagamenti da parte dei clienti. Le aziende intervistate tendono a preferire misure che non prevedono l’indebitamento, come la sospensione delle rate o la proroga dei prestiti.

“L’Associazione è da sempre molto attenta al tema del credito – commenta Alessandro Pesaresi vicepresidente Confindustria Romagna con delega al credito – In questi mesi particolarmente difficili continuiamo ad affiancare le nostre imprese con grande attenzione al fine di facilitare il più possibile i rapporti con gli istituti di credito. Oggi è determinate velocizzare al massimo l’operatività per potere garantite l’arrivo della liquidità in tempi rapidi e rispondere al bisogno immediato delle aziende impegnate nella fase del rilancio dopo il lungo lockdown”.

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