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martedì 4 agosto 2020
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Verso la ripresa delle celebrazioni

Prima del tuffo

In foto: tuffo
di Andrea Turchini   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
mar 12 mag 2020 09:55 ~ ultimo agg. 09:57
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Considerazioni in vista della prossima partecipazione alla liturgia

La prossima riapertura alla partecipazione del popolo alla liturgia assomiglia molto ad un tuffo da un punto elevato in acque profonde.
Il tuffo è un’esperienza molto bella ed entusiasmante, ma richiede anche un po’ di prudenza, perché i rischi di incidenti sono alti e con conseguenze molto gravi.
Uso questa metafora per provare a mettere in fila alcune attenzioni che non spengano la gioia della possibilità di tuffarsi, ma che, contemporaneamente, tengano presente la necessaria prudenza. Nessuno vuole che accadano incidenti per imprudenza!

1. Un tuffo non è per tutti
Dobbiamo aver il coraggio di dirlo senza aver timore. In questa fase, la ripresa delle celebrazioni non potrà essere per tutti. Non è per volontà di escludere, ma perché ci sono dei limiti evidenti che chiedono di essere colti. Se, come abbiamo imparato, ci sono delle persone che devono essere tutelate nei contatti sociali, questo è vero anche nella celebrazione. Mentre riconosciamo e apprezziamo come una bella testimonianza il desiderio degli anziani o di altre persone più fragili di poter ritornare a messa, ci sentiamo in dovere di chiedere loro ancora un po’ di pazienza, fino a quando le cose non saranno più controllate e “l’accesso in acqua” più tranquillo. Non possiamo rischiare. Vediamo come va e poi procederemo per gradi.

2. Un tuffo non è una nuotata
Noi romagnoli siamo esperti nella balneazione e sappiamo che una cosa è un tuffo, altra cosa una nuotata nelle acque tranquille del mare. In questa fase dobbiamo dirci con serenità che le nuotate “nell’acqua della celebrazione” non sono consentite; non ci sono le condizioni per rimanere beatamente in acqua tutto il tempo e nel modo che si desidererebbe. L’immagine del tuffo ci parla di un’immersione profonda, ma con una riemersione veloce: è un’esperienza particolare e propria, e come tale va accolta e vissuta.

3. Un tuffo richiede molta prudenza
Pur essendo un’esperienza bellissima, un tuffo richiede grande prudenza in tutte le fasi della sua esecuzione: nello slancio, nell’ingresso in acqua, nella fase di immersione e di emersione. Ognuna di queste fasi esige la sua attenzione e la sua padronanza. Sappiamo bene cosa significhi e come sia pericoloso entrare male in acqua; così come è importante sapere come immergersi in acque con fondali differenti. Anche la partecipazione alla liturgia dovrà avere attenzione alle diverse fasi: non possiamo essere superficiali, perché alcuni rischi ci sono; dobbiamo esserne consapevoli. Per questo non sarà superfluo e neppure banale studiare bene come si dovrà attuare questa possibilità in tutte le sue fasi.

4. Alcune dotazioni necessarie
In alcune stagioni, quando ci si immerge in acqua, è necessario avere una muta per non soffrire troppo il freddo. E’ un’esperienza diversa da quella di un’immersione in acque tropicali. Così, anche chi si immerge in acque infestate da squali, deve farlo con attenzione e con alcune misure di sicurezza.
Anche noi avremo bisogno di alcune dotazioni: sarà necessaria per tutti la mascherina, la disinfezione delle mani all’ingresso, l’attenzione a certe disposizioni, la possibilità di partecipare solo per alcuni … dobbiamo prenderne atto perché i pericoli sono ancora attivi e dobbiamo imparare gradualmente cosa significhi vivere l’esperienza della celebrazione in queste condizioni. Se qualcuno le ignorasse, metterebbe a rischio sé stesso e gli altri; e questo non può essere ammesso.

In questa fase di progressiva riapertura delle celebrazioni noi corriamo due rischi molto importanti e opposti: il primo, il più evidente, è pensare che tutto possa ritornare come prima e che ognuno possa fare come meglio crede o come si sente, in nome del diritto/dovere di ogni battezzato di partecipare alla celebrazione. Dobbiamo dirci con tranquillità e determinazione che non è così; che dobbiamo avere pazienza e attenzione, perché i pericoli ci sono e sono importanti. Occorre procedere con calma ed intelligenza, lasciando da parte tutte le ideologie che, soprattutto in questa fase, non ci aiutano per nulla.
Il secondo rischio, anche se opposto, è altrettanto ideologico, e lo ritrovo sostenuto da alcune figure autorevoli del mondo ecclesiale: poiché non sarà come prima, poiché ci saranno delle limitazioni sia nella possibilità, che nella modalità di partecipazione alla celebrazione, allora tanto vale attendere che ci siano le condizioni ottimali, perché questa non sarà comunque la liturgia che ci piace, quella che dovrebbe essere; anche questa posizione mi sembra pericolosa, come pericoloso mi sembra sempre porre l’alternativa o tutto o niente.

Ci viene data una possibilità e con essa fiducia.
Ci viene chiesta responsabilità e pazienza.
In questa fase di ripartenza non deve venire meno il discernimento; anzi, sarà ancora più necessario! Ci possiamo e dobbiamo chiedere: cosa significa che la realtà è superiore a qualsiasi idea? Dall’esperienza dell’epidemia dovremmo avere imparato che la realtà va presa sul serio, che va accolta non solo come una limitazione inevitabile, ma come “un luogo” in cui la presenza e volontà di Dio si manifesta in modo nuovo, ma efficace, per orientare il nostro cammino e le nostre scelte.
Inoltre la ripresa delle celebrazioni con la presenza del popolo, non dichiara affato superate tutte le altre esperienze creative che sono state poste in essere in questi mesi: le trasmissioni della messa alla TV o in streaming, le liturgie domenicali in famiglia, le liturgie della Parola, la liturgia delle ore.
Altre ipotesi potranno essere formulate nei nuovi scenari che si aprono, non spegnendo la creatività che viene provocata proprio dalla necessità di rispettare la realtà e le regole che ci vengono richieste per la tutela della salute e del bene comune.

dal blog Tecnodon

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