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il racconto

"Il mio viaggio Londra-Rimini tra aeroporti deserti e controlli a metà"

In foto: Lo scalo di Fiumicino deserto
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 1 apr 2020 19:43 ~ ultimo agg. 2 apr 16:47
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Da luglio si è trasferito a Londra per frequentare un Master alla London Business School. Ha vissuto l’arrivo del coronavirus nel Regno Unito e il conseguente lockdown imposto dal primo ministro Boris Johnson. Domenica notte è rientrato in Italia per motivi di necessità e con un volo Heathrow-Fiumicino, e il successivo noleggio di un’auto, è tornato a Rimini, dov’è nato e dove tutt’ora ha il domicilio. A raccontarci il suo viaggio, tra aeroporti semi-deserti e controlli non sempre rigorosi, è un 30enne riminese.

“In Gran Bretagna il lockdown è iniziato da una settimana, ma a Londra non ci sono state scene di panico o assalti ai supermercati, dove tra l’altro non esistono limitazioni agli ingressi. E’ ammesso uscire una volta al giorno per fare la spesa o andare in farmacia. Il jogging è consentito purché non diventi occasione d’incontro. Il senso civico è molto elevato, tutti indossano guanti e mascherina, dal semplice cittadino alla cassiera al poliziotto, e rispettano la distanza di sicurezza. Inoltre lo smart working è iniziato ben prima del lockdown”. 

Domenica pomeriggio T. si è recato a Heatrhrow per prendere il volo che alle 17.15 lo avrebbe condotto a Fiumicino, e ha trovato una situazione surreale: E’ uno degli aeroporti più trafficati d’Europa e vederlo praticamente vuoto mi ha fatto impressione. Tutt’intorno c’era un silenzio assordante. Le serrande degli shop erano abbassate, solo la farmacia e un paio di minimarket con le casse automatiche erano aperti. Al gate nessuna fila. Prima di imbarcarmi ho dovuto compilare una dichiarazione in duplice copia, una delle quali è rimasta al vettore, dove specificavo i motivi del viaggio e l’indirizzo completo dell’abitazione dove avrei svolto l’isolamento fiduciario. Nessuno però mi ha misurato la temperatura corporea, nemmeno una volta salito sull’aereo. Tutti i passeggeri indossavano guanti e mascherine, così come il personale a bordo e quello all’interno dello scalo”. 

All’arrivo a Roma, nuova dichiarazione da compilare e nessuna misurazione della temperatura corporea: “All’apertura delle porte, per arrivare nell’area comune, c’era un presidio della Croce Rossa che fermava a campione. Io sono passato senza che nessuno mi fermasse, poi mi sono diretto all’autonoleggio e una volta consegnatami la vettura sono ripartito in direzione Rimini. Anche a Fiumicino pochissimi passeggeri, qualche bar aperto e, in generale, zero confusione. L’ultima parte del viaggio verso casa è stata ugualmente irreale: autostrada deserta, qualche camion e niente più. Come se tutto fosse sospeso”. 

Ora T. dovrà restare a casa in autoisolamento per 15 giorni: “Seguirò le lezioni online, dato che il ritorno in classe non è previsto prima di giugno. Dopo quello di Londra, questo è il mio secondo lockdown. Qua mi dicono che la situazione sia più seria, ma ancora non ho avuto modo di rendermene conto. La speranza è che pian piano si possa tornare alla normalità, alla vita di tutti i giorni. A viaggiare senza limitazioni, a vivere una vita normale”.    

 

 

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