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Rimini

Il mestiere di scienziato. Alla Righetti incontro con il prof. Magnani

In foto: Mauro Magnani
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 4 feb 2020 11:16 ~ ultimo agg. 11:32
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“Mestiere di scienziato: le nuove biotecnologie” è il titolo del prossimo incontro organizzato dalla Fondazione Igino Righetti. Relatore sarà il professor Mauro Magnani, professore Ordinario di Biochimica all’Università di Urbino e Direttore del Dipartimento di Biotecnologie. L’appuntamento è lunedì 10 febbraio alle 17 all’aula magna Maria Massani di via Cairoli 63 a Rimini.

L’articolo proposta dal settimanale Il Ponte

È stato tra i primi studiosi che in Italia hanno dedicato le proprie ricerche alle biotecnologie. Sull’attuale situazione e sullo sviluppo delle scienze applicate, Mauro Magnani converserà con studenti, docenti e persone interessate a Rimini. Pioniere in italia di questo tipo di ricerche, Magnani ha preso parte a progetti di carattere internazionale e ha creato una squadra di giovani ricercatori, specializzati in questo settore. Nel 2008 si è aggiudicato del premio “Genomic Pioneers” ed è stato inserito nella lista dei “Top Italien Scientists”. Tra le ultime ricerche cui ha preso parte, finanziate dalla Ue, il progetto TERPAGE.

Professore, il settore delle biotecnologie è in pieno sviluppo ed è destinato a crescere in progressione.
“È vero. Secondo le stime dell’OCSE, nel 2030 avranno un grande peso nell’economia mondiale; circa l’80% dei prodotti farmaceutici e il 50% dei prodotti agricoli e industriali. Secondo le stime dell’Unione europea ogni euro investito nella bio-economia genererà un valore aggiunto di 10 euro nell’arco dei successivi dieci anni. Si stima anche che ogni occupato nel settore biotech susciti sin d’ora altri 5 occupati nei settori dell’indotto”.

Con la sua équipe, Lei ha preso parte al progetto TERPAGE  finanziato dalla Comunità Europea: quali sono i risultati più interessanti?
“Abbiamo lavorato per ottimizzare i trattamenti terapeutici e gli strumenti diagnostici e soddisfare le esigenze della nostra  popolazione; una popolazione – ci tengo a sottolinearlo – che invecchia meglio  rispetto al passato, in particolare nelle regioni dove l’aspettativa di vita supera lo standard europeo come accade per le Marche e per  l’Emilia-Romagna”.

Può spiegarsi meglio?
“I progressi nella conoscenza medica e nella tecnologia diagnostica  consentono ormai agli addetti del settore sanitario di effettuare una transizione dalla medicina con trattamenti eguali per tutti ad un approccio più personalizzato. In seguito alle nostre ricerche sono stati prodotti 12 nuovi e innovativi kit per disturbi cardiovascolari, tumori e malattie delle basse vie respiratorie che colpiscono principalmente gli anziani, ma anche molte persone giovani. I prodotti sono dunque in funzione di una migliore qualità della vita”.

Quello delle biotecnologie è dunque un ambito dove potranno trovare lavoro  giovani che aspirano a diventare scienziati. D’altra parte è noto che sono molti gli italiani impegnati in questi settori, nel nostro paese e in Europa.
“Direi di sì. Con i finanziamenti ricevuti da varie istituzioni, mi son fatto promotore di due start-up che impegnano una ventina di ricercatori. Si lavora insieme, in collegamento con i maggiori centri del pianeta. Ne fanno fede le centinaia di articoli apparsi sulle più quotate riviste scientifiche. I giovani italiani sono tra i più preparati, nonostante il pessimismo diffuso (è uno sport nazionale)  nei settori delle scienze applicate. Merito della nostra tradizione culturale, delle nostre scuole primarie e secondarie e delle università che, sia pure tra molte difficoltà, continuano a sfornare ottimi laureati. Teniamo a mente questo dato”